L'impiego di materiali di risulta |
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1. PremessaNell'ultimo decennio l'evoluzione del processo progettuale di una infrastruttura stradale è stato dominato dalle tematiche ambientali. Si è passati da una progettazione basata sull'ottimizzazione tecnica ed economica ad una valutazione nella quale le valenze ambientali, storiche e culturali spesso determinano le scelte. Anche gli interventi normativi hanno imposto, particolarmente in zone ad alta sensibilità ambientale, che la progettazione non si limiti alle sole considerazioni di natura tecnica ma si inserisca in un contesto più ampio, che quantifichi e minimizzi l'impatto che l'opera avrà sull'ambiente. Tre differenti necessità devono essere soddisfatte durante la progettazione: quelle dell'utente della strada, con specifiche esigenze di efficienza, sicurezza e comfort, che considera l'infrastruttura come un bene economico diretto; quelle del cittadino residente che non usa la strada ma che subisce solo i suoi effetti negativi; e infine quelle del territorio attraversato dall'infrastruttura che viene sottoposto a profonde alterazioni in tutte le sue componenti. La progettazione deve tendere a ripristinare lo stesso naturale equilibrio dinamico preesistente alla costruzione dell'opera. Talvolta, la stessa realizzazione dell'infrastruttura può rappresentare l'occasione per la riqualifica di territori degradati e marginali. In questo senso è molto importante uno studio sull'ottimizzazione dei movimenti di materia all'interno di un cantiere stradale, in relazione alla natura dei terreni attraversati e ai costi sia per l'approvvigionamento dei materiali necessari alla costruzione dei rilevati sia per il conferimento di quelli in esubero o scadenti. Il tema riveste particolare interesse in Sardegna dove - accanto ad una intensa attività estrattiva - sono in corso di attuazione o sono programmati importanti interventi sulle infrastrutture stradali. Confrontando, infatti, l'assetto geografico della rete stradale rispetto all'ubicazione delle cave esistenti, di prestito e di rifiuto, è possibile ridurre la necessità di aprire nuove cave per il conferimento di inerti. Alcuni numeri possono dare la dimensione assunta dal problema nella regione Sardegna. Qui sono state censite circa 2.400 cave, di cui 500 attive e 1.900 inattive: allo stato attuale si stima che gli sfridi e i residui di lavorazione prodotti ammontino a circa 200 milioni di m3 nelle sole cave ornamentali. Ai fini di un possibile recupero di questi materiali accantonati, per la realizzazione dei rilevati stradali e per il riuso delle cave dismesse, l'attività di cava è stata esaminata sia per quanto riguarda la ricerca e l'individuazione delle risorse nel territorio, sia per quanto riguarda i possibili riusi dei materiali di scarto e del sito nel quale l'attività sia cessata. |
GLI AUTORI. |
2. Attività estrattiva in SardegnaL'attività di cava in Sardegna si è sviluppata in epoche storiche molto lontane, con lo sfruttamento del granito della parte settentrionale dell'Isola. Da allora si è assistito ad un grande sviluppo del settore estrattivo che non ha mai conosciuto sosta e ha interessato tutte le principali litologie presenti. Negli anni '70 si è avuto uno sviluppo marcato del settore dei lapidei, con numerose attività che sono evolute verso sistemi di produzione di tipo industriale. In questo periodo sono state riattivate vecchie cave e si sono sviluppati nuovi interventi legati al settore delle rocce ornamentali, per lo più al granito, con una sempre maggiore richiesta da parte del mercato nazionale ed estero. La crescita del settore, non disciplinata e controllata, da un lato aumentava l'importanza economica del comparto, dall'altro determinava importanti conseguenze ambientali e rilevanti danni al territorio naturale. Al fine di razionalizzare le attività, l'Ente Minerario Sardo (EMSA) aveva realizzato nel 1987 un primo censimento di tutte le cave attive e inattive presenti sul territorio regionale. Tale censimento non ha certo modificato la situazione venutasi a creare fin a quel momento. In Sardegna infatti la carenza normativa ha incoraggiato uno sviluppo non controllato delle cave, specie nella Gallura, dove quelle destinate alla produzione di materiali lapidei per uso ornamentale si sono moltiplicate, generando spesso situazioni di degrado, in contrasto con le esigenze di tutela ambientale. Nel 1989 la Regione Autonoma della Sardegna ha finalmente inteso colmare il vuoto legislativo con la legge regionale n. 30. Questa aveva l'obiettivo di riorganizzare e razionalizzare lo sfruttamento delle risorse, promuovendo lo sviluppo socio-economico compatibilmente con il rispetto dei beni culturali e ambientali. Gli strumenti attuativi previsti nella l.r. 30/1998 prevedono la redazione di un Piano Regionale delle Attività Estrattive e del Catasto Regionale dei Giacimenti di Cava. Questi sono stati redatti per conto della Regione Sardegna dalla Progemisa S.p.A. Il primo è finalizzato alla programmazione di tutte le attività di estrazione, mentre il Catasto Regionale dei Giacimenti di Cava costituisce la banca dati necessaria alla successiva fase di pianificazione, dell'attività estrattiva e dell'eventuale recupero del sito. Su questi dati, aggiornati al dicembre del 2000, si basano le elaborazioni presentate in questa memoria. |
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3. La distribuzione delle cave nel territorioIn Sardegna sono presenti ben 2.372 cave distribuite in tutto il territorio regionale (figura 1). Se si considera che nel prossimo decennio sono previsti importanti interventi sulla rete stradale regionale, per i quali sono previsti movimenti di terra per alcune decine di milioni di metri cubi, è facile intuire come il riuso delle cave per la costruzione di solidi stradali possa produrre sia benefici di carattere ambientale sia benefici economici. Nella costruzione di un'infrastruttura stradale i movimenti di terra riguardano non solo i volumi necessari alla formazione del solido stradale ma derivano anche dalle bonifiche dei sottofondi, dallo scotico superficiale e dal miglioramento delle fondazioni dei rilevati. È chiaro che, anche organizzando il cantiere nel migliore dei modi, è sempre necessario l'utilizzo di un certo numero di cave sia di prestito che di rifiuto. Quindi il ricorso alle cave già esistenti nel territorio permette di giungere ad una ottimizzazione ambientale nei lavori di costruzione di un'infrastruttura stradale, sia perché limita il consumo di una risorsa non rinnovabile, sia perché permette di aprire una nuova possibilità per il recupero delle cave ed il riuso degli scarti in esse presenti. Delle 2.372 cave presenti in Sardegna, solo 504 sono attive. In generale si può affermare che queste possono essere utilizzate per il reperimento dei materiali necessari alla realizzazione di rilevati stradali. Per le restanti 1.868 cave inattive è ipotizzabile uno sfruttamento come cave di rifiuto per la messa a dimora dei materiali provenienti dagli scavi. Un certo numero di cave inattive può essere utilizzato inoltre per il reperimento di materiale idoneo alla costruzione di rilevati stradali. I materiali prodotti nelle cave (figura 2) hanno tre destinazioni principali: ornamentale, industriale, opere civili. All'interno di queste ultime possiamo distinguere due grandi categorie: inerti pregiati prevalentemente destinati alla produzione di calcestruzzo, conglomerato bituminoso, malte e intonaci; inerti "non di pregio" utilizzati per rilevati stradali e riempimenti. La percentuale delle cave di inerti per conglomerati raggiunge da sola il 78% del totale di cave civili mentre quella di materiali per rilevati e riempimenti si attesta all'11%. La produzione annua delle cave civili è di 10.412.000 m3. Le 27 cave che producono esclusivamente materiali per rilevati e riempimenti, senza alcun processo di frantumazione e vagliatura, soddisfano i bisogni saltuari dell'impresa titolare e hanno, quale destinazione principale, i movimenti terra nei cantieri stradali. Impiegate prevalentemente nella manutenzione di strade non pavimentate e per rilevati stradali, sono ubicate soprattutto nelle zone montane o in prossimità di importanti strade dove le cave, storicamente aperte per la realizzazione della strada stessa, sono poi rimaste in attività sia pure in modo discontinuo. La produzione annua di queste cave è di 117.900 m3. È stato stimato, inoltre, che almeno il 20% della produzione delle cave di inerti per conglomerati (circa 2.000.000 m3) sia destinato ad impieghi differenti, specie per rilevati e riempimenti, senza essere sottoposto all'intero processo di frantumazione e classificazione. Il 15% delle cave per uso civile ha una capacità produttiva compresa tra i 10.000 e i 30.000 m3/anno, e complessivamente fornisce il 71% della produzione. Le cave con una capacità produttiva fino ai 5.000 m3/anno (che rappresentano il 78% del numero totale di cave per uso civile) producono solo 16% del totale. I materiali di cava per uso industriale sono sottoposti ad un processo di trasformazione industriale chimico-fisica. La produzione complessiva è di 2.624.000 m3/anno, distribuita nelle diverse tipologie commerciali, con una netta prevalenza di cave che producono argille per laterizi e granulati per leganti. Il comparto sardo dei materiali destinati ad uso ornamentale rappresenta una quota importante, in particolare per i graniti, dell'intero mercato nazionale. La quota prevalente della produzione è destinata all'esportazione, ma negli ultimi anni è aumentata la quota parte destinata ad essere trasformata direttamente nell'Isola. Circa il 30% dei marmi e una quota compresa tra il 22% e il 27% dei graniti è attualmente soggetta ad un processo di trasformazione in Sardegna. Risulta quindi molto evidente che nella regione prevale nettamente la produzione rispetto alla trasformazione dei materiali. L'88% della produzione in Sardegna di rocce ornamentali è costituita da graniti. L'altra importante categoria di pietre ornamentali, i calcari, si attesta all'8%, mentre la produzione degli altri tipi commerciali risulta allo stato attuale molto bassa (intorno al 4%), anche se negli ultimi anni è aumentata la produzione di marmi. La classe di produzione più numerosa è quella delle cave ornamentali con una produzione tra i 1.000 e i 5.000 metri cubi, mentre nessuna supera gli 80.000 metri cubi annui. Il 38% della produzione di rocce ornamentali proviene dalle cave ricadenti nella classe di potenzialità produttiva al di sopra dei 5.000 m3/anno, mentre le cave con potenzialità produttiva compresa tra i 2.000 e i 5.000 m3/anno forniscono ben il 42% della produzione complessiva che si aggira intorno ai 533.000 m3/anno. |
![]() Figura 1. Cave in Sardegna: produzione in m3/anno. ![]() Figura 2. Cave in Sardegna: produzione annua per destinazione d'uso (m3 x 100). ![]() Figura 3. Stato delle attività sulla rete stradale sarda. |
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4. Fabbisogno di inerti
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8. ConclusioniDa quanto illustrato emerge la concreta possibilità di riutilizzo degli scarti delle cave attive e dismesse presenti nel territorio della Regione Sardegna nella realizzazione dei solidi stradali. L'intensa attività estrattiva ha visto l'apertura di circa 2.400 cave, di cui circa 500 tuttora in attività. Notevole è pertanto l'accumulo di materiali derivanti dai residui di lavorazione e, in particolare, di quelle destinate ad uso ornamentale. La superficie complessiva occupata dalle cave inattive è di 2.400 ha mentre l'ammontare complessivo dei materiali riutilizzabili nella realizzazione dei rilevati stradali è stato stimato in circa 44 milioni di m3. I suddetti materiali presentano ottime caratteristiche meccaniche ma dimensioni granulometriche eccessive. Contestualmente sono in corso o in fase di progettazione numerosi interventi sulla rete stradale. Sulla sola rete statale saranno oltre 50 gli interventi presumibilmente conclusi nel prossimo decennio. A questi si aggiungono quelli previsti sulla rete provinciale e comunale. Per la realizzazione degli interventi sulla rete ANAS la necessità di materiali idonei per la costruzione dei rilevati sarà di circa 33 milioni di m3 mentre 12 milioni di m3 saranno gli scavi. È evidente che una buona parte di questi sarà utilizzata in attività di compenso ma una parte importante, che si valuta non inferiore al 25-30%, deriverà o verrà conferita da cave di prestito. L'attivazione del piano regionale precedentemente indicato passa attraverso le seguenti attività:
La possibilità di riutilizzo dei cumuli accantonati nelle cave è legata anche alla distanza dal cantiere e, pertanto, occorrerà procedere caso per caso ad una valutazione economica della sua convenienza. A questo proposito vale la pena richiamare l'attenzione sul fatto che alcuni Paesi della UE, al fine di promuovere il riuso delle discariche e delle cave inattive, hanno adottato strumenti fiscali di tassazione e bonus di incentivazione. Il problema dell'eccessiva distanza del trasporto a discarica appare meno importante in quanto le cave dismesse sono in grande numero e sufficientemente distribuite su tutto il territorio. I benefici deriverebbero non solo dal riciclaggio di materiali di scarto ma anche dalla possibilità di evitare l'apertura di nuove cave di prestito e dalla possibilità di sfruttare le aree dismesse oltre che come cave di rifiuto anche come depositi provvisori dei materiali di scavo in esubero ma con buone caratteristiche meccaniche. La possibilità di agire in tal senso non può essere lasciata alla libera iniziativa dei progettisti e costruttori ma deve essere pianificata, programmata e gestita favorendo le attività ad essa finalizzate e vincolando i pareri di compatibilità ambientale delle nuove infrastrutture allo sfruttamento degli accumuli esistenti e al ripristino delle cave inattive. Silvia Portas |
BIBLIOGRAFIA M. Coni, "Conglomerati bituminosi porosi confezionati con materiali di risulta delle attività estrattive della Sardegna", rivista Quarry and Construction, n. 3, marzo 1999. M. Coni, F. Annunziata, A. Luciano, "Un piano per il riuso delle cave nella realizzazione delle infrastrutture stradali", Atti del XI Convegno della Società Italiana Infrastrutture Viarie SIIV, Verona, 28-30 novembre 2001; S. Portas, F. Annunziata, F. Fele, "Risorse disponibili e metodologie di recupero degli inerti di rifiuto nella costruzione dei solidi viari", Atti del XII Convegno Nazionale SIIV, Verona, 28-30 ottobre 2001. S. Portas, F. Annunziata, "Modalità per l'impiego delle materie prime seconde, nell'ambito delle infrastrutture stradali", Atti del XXIV Convegno Nazionale Stradale, Saint Vincent, 26-29 giugno 2002. |



