Prime iscrizioni nell'Albo B |
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Lo scorso settembre il Consiglio dell'Ordine ha deliberato l'iscrizione dei primi ingegneri iuniores alla sezione B dell'Albo, così come previsto dal DPR 328/01. Ai nuovi colleghi diamo un sincero benvenuto. Le prime richieste di iscrizione erano state presentate a luglio ma solo dopo alcuni fondamentali chiarimenti ricevuti dal Consiglio Nazionale Ingegneri si è potuto procedere alla iscrizione formale. Purtroppo però ancora non sono stati eliminati i dubbi e gli equivoci più volte richiamati anche su queste pagine. Ad incominciare da quella qualifica - iuniores - che appare fuorviante e destinata a creare solo grande confusione fra di noi e all'esterno della categoria. In attesa che arrivi in Parlamento un provvedimento organico di riordino dell'accesso agli Ordini e ai Collegi tecnici, restano in piedi troppe questioni irrisolte. Non abbiamo neppure incominciato a sciogliere i complessi nodi dell'integrazione europea e ci ritroviamo a discutere sui sempre più confusi confini di competenze fra categorie diverse, fra diplomati e laureati, fra laureati che hanno seguito corsi di durata diversa. L'auspicata corrispondenza tra percorsi formativi e competenze professionali sembra un traguardo sempre più lontano. Il futuro della nostra professione dipende anche da una riforma del sistema universitario. Personalmente condivido le osservazioni fatte da molti colleghi al Congresso nazionale di Sanremo: l'attuale sistema del 3+2, che dovrebbe consentire ai giovani un più rapido accesso al lavoro, in realtà impoverisce il percorso formativo dell'ingegnere. Tre anni di studio sembrano decisamente pochi per prepararsi alla professione, anche nel caso in cui per gli ingegneri triennali fosse individuato con precisione un ambito di competenze (e responsabilità) limitato. Purtroppo sembra che il corso triennale debba trovare spazio anche nella riforma in preparazione. Ma se sarà così, è necessario che gli Ordini e il CNI si battano per tenere distinti i due percorsi formativi e assicurare una preparazione di livello europeo ai giovani che decidano di investire due anni in più nelle aule universitarie. A livello locale l'Ordine ha confermato il proprio impegno per un confronto con l'Università anche a proposito degli esami di Stato, ribadendo la necessità di diversificare le prove per i diversi orientamenti nel rispetto dei percorsi formativi seguiti dai neolaureati. Sandra Tobia |
EDITORIALE |