Gli ingegneri e i limiti del DPR 328/2001
Le proposte del CNI per una revisione

Ad un anno dalla firma, il DPR 328/2001 ha confermato tutte le osservazioni critiche e le obiezioni con le quali era stato accolto. "Un provvedimento nato anche con il contributo di noi ingegneri", come ha ricordato il consigliere nazionale Sandro Biddau nell'introdurre l'incontro a Cagliari con Sergio Polese, presidente del CNI. "Ma la scadenza della legislatura aveva affrettato i tempi e il risultato è un testo con qualche idea apprezzabile e troppi punti non condivisibili, che creano nuovi problemi piuttosto che risolvere quelli esistenti".

Per superare alcuni di questi problemi, il 10 giugno 2002 è stato emanato il decreto legge n. 107/2002, con "Disposizioni urgenti in materia di accesso alle professioni": stabilisce fra l'altro che i laureati in ingegneria che hanno ottenuto il titolo quinquennale in base al vecchio ordinamento sosterranno l'esame di Stato nella sessione di giugno 2002 con la formula tradizionale, senza cioè le prove multiple previste dal DPR 328/2001. Le nuove regole sugli esami si applicano invece per i laureati triennali e per i diplomati universitari. Il DL 107 ha inoltre prorogato fino al 30 giugno 2003 la durata del CNI e dei Consigli provinciali in scadenza: le procedure elettorali da approvare nel frattempo dovranno rispecchiare la nuova stuttura degli Ordini.

Il presidente Polese ha ricostruito il percorso storico del DPR 328, figlio della riforma universitaria. "C'erano stati ripetuti tentativi di inquadrare la figura intermedia dei diplomati universitari triennali, che senza una disciplina erano tagliati fuori dalla libera professione e dai concorsi pubblici. I diplomati universitari, per chi non lo ricordasse, erano stati creati sotto la spinta del mercato, che chiedeva figure professionali intermedie fra diplomati e laureati. Il confronto con l'Europa - dove questa figura esiste da tempo e dove in media i giovani concludono prima il ciclo di studi - aveva aiutato l'introduzione del diploma universitario".

La riforma ha poi aggiunto la laurea breve anche per gli ingegneri. "La nostra categoria non ha mai contestato la laurea triennale - ha spiegato Polese - semmai il fatto che i due percorsi formativi fossero in parte sovrapponibili, cioè che il corso di laurea di cinque anni fosse in realtà un 3 + 2. Se vogliamo creare due figure professionali diverse, anche i percorsi formativi devono essere distinti. Gli studenti che hanno scelto traguardi diversi possono condividere al massimo un anno o un anno e mezzo di corso, poi le due strade si devono separare".

La riforma in qualche modo è andata avanti, anche se in modo disomogeneo, con vari aggiustamenti in corsa, e interpretazioni diverse - in nome dell'autonomia - da una Università all'altra. Un nuovo intervento normativo era ormai urgente, per prendere atto della nuova situazione giuridica e affrontare diversi urgenze. Due esempi: quale esame di Stato avrebbero dovuto svolgere i laureati triennali? In quale albo professionale avrebbero dovuto iscriversi?

Se dare una risposta a queste domande era l'obiettivo fondamentale del DPR 328, "nella genesi del provvedimento altri elementi si sono aggiunti - ha ricordato l'ing. Polese -: pressioni delle forze economiche, spinte politiche, forzature dell'ultimo minuto. Il CNI aveva tentato di correggere alcuni errori di impostazione sollecitando un parere del Consiglio di Stato, ma il Governo non ci aveva ascoltato. Inevitabile quindi la contestazione del provvedimento davanti al TAR del Lazio, che esaminerà la questione all'inizio di luglio. Parallelamente comunque abbiamo tentato di riallacciare un dialogo con il nuovo Governo, per ottenere la modifica dei punti maggiormente contestati".

Quali sono? Il presidente del CNI ne ha ricordato alcuni: "Ci sembra un errore, ad esempio, consentire che i laureati triennali possano scegliere se sostenere l'esame di Stato e iscriversi quindi all'albo degli ingegneri, sezione B, oppure iscriversi con i geometri e i periti. Sarebbe un nuovo, pericoloso elemento di confusione, che darebbe luogo a innumerevoli conflitti di competenza fra le professioni. Non possiamo neppure accettare che con lauree diverse ci si possa iscrivere agli stessi Albi: a ogni titolo deve corrispondere uno sbocco professionale. Contestiamo poi la scelta dei termini ideati per individuare le nuove figure professionali: sia ingegnere junior - destinato a rimanere tale fino all'età della pensione - sia geometra laureato ci sembrano definizioni assolutamente infelici".

"Il DPR 328, rischiando di valicare i limiti della delega, ha preteso fra l'altro di richiamare - pur tra mille cautele formali - le competenze delle diverse professioni. Ma la scittura a più mani, con ogni professione affidata a un diverso consulente, ha creato altri equivoci. Nelle stringatissime competenze degli ingegneri, ad esempio, non è mai nominata l'urbanistica".

Qualche passo avanti verso una revisione del DPR 328 è stato fatto, ha spiegato il presidente del CNI: "L'articolo sulle competenze sarà riscritto, per ribadire che nulla è cambiato, anche perché il decreto non avrebbe potuto modificare competenze disciplinate da diverse leggi. È previsto un elenco di competenze - a titolo esemplificativo e non esaustivo - che richiami le norme già in vigore e comprenda alcune voci la cui assenza dal 328 aveva generato equivoci e polemiche".

"Dovrebbe essere modificata anche la terminologia: per i laureati triennali si ragiona su proposte come tecnico dell'ingegneria oppure tecnico ingegnere. Cambierà anche una delle tre aree di specializzazione individuate all'interno dell'Albo: la categoria civile dovrebbe diventare civile, edile e ambientale. Invece sulla possibilità di iscriversi ad albi diversi con uno stesso titolo non c'è ancora una risposta precisa: i ministeri sono impegnati a raccogliere i pareri delle altre categorie".

Che cosa si può salvare di quel contestato decreto? Secondo Polese, "la settorializzazione della professione di ingegnere è sicuramente una novità positiva, anche se vale soprattutto per il futuro, visto che quanti erano già iscritti all'Albo hanno potuto indicare tutte e tre le aree di attività. Ma la scelta è logica, le esigenze di specializzazione e di aggiornamento costante sono tali che è impensabile ostinarsi a voler essere dei Leonardo da Vinci, geniali in tutto. Apprezziamo anche il tentativo di fare dell'esame di Stato un effettivo momento di verifica professionale".

In attesa che la struttura del nuovo esame fosse meglio definita, era inevitabile la decisione su un periodo transitorio che tutelasse quanti si erano laureati con il vecchio sistema. Il decreto legge 107/2002 fra l'altro riconosce ai diplomati universitari la parità con i laureati triennali. Per queste nuove figure sarà prevista una rappresentanza nei consigli degli Ordini e nel CNI.

Il consigliere Francesco Annunziata ha insistito sul fatto che "i programmi dei corsi universitari dovrebbero corrispondere alle esigenze del mercato del lavoro e agli sbocchi professionali reali. Per questo il mondo delle professioni deve poter discutere ciò che si insegna e si studia, Ordini e CNI devono intervenire nell'elaborazione dei programmi. Sarebbe stato importante anche evitare il doppio livello di laurea in certi settori - come l'ingegneria edile - nei quali si rischia di creare nuovi conflitti di competenze".

Polese si è detto d'accordo: "Il contatto fra Università e professioni deve essere continuo, anche per creare un sistema di accreditamento, di monitoraggio del funzionamento delle facoltà. Anche gli esami di Stato dovrebbero essere gestiti dagli Ordini, con le Università. Non dimentichiamo poi l'esigenza dell'aggiornamento, affidato agli Ordini: anche qui il dialogo e la collaborazione con le Università sono indispensabili".

Ma come disciplinare le diverse competenze di ingegneri specializzati e ingegneri triennali? Su questo punto, "nemmeno all'interno del CNI e del Consiglio dei Presidenti c'è una linea univoca - ha ammesso Polese -. C'è chi crede nella possibilità di limitare le aree di competenza per le lauree triennali, e chi invece crede più utile distinguere fra tipologie di attività all'interno della stessa area. Il dibattito va avanti".

Il consigliere Sergio Lai ha ripreso la delicata questione delle competenze professionali, sottolineando che il DPR 328 sembra riservare agli iscritti alla sezione A dell'Albo degli Architetti la parte tecnica delle ‘opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico' e la parte tecnica de ‘il restauro e il ripristino degli edifici' sotto tutela delle Belle Arti (art. 52 R.D. 2537/1925). "Un'altra evidente discrepanza con la normativa precedente riguarda l'illegittima estensione delle competenze dei geologi in materia di geotecnica: un fatto grave, in quanto la geotecnica riguarda prevalentemente lo studio della risposta meccanica del terreno e dell'interazione terreno-struttura, che richiedono la conoscenza di materie quali l'Analisi Matematica, la Meccanica Razionale e la Scienza delle Costruzioni, tutte normalmente facenti parte del curriculum formativo dell'ingegnere e non del geologo".

QUESTA SCHEDA
L'ingegner Sergio Polese,
presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri, l'11 giugno 2002 ha incontrato il Consiglio dell'Ordine di Cagliari, i coordinatori delle Commissioni e i rappresentanti degli altri Ordini della Sardegna per fare il punto sull'attuazione e sulle modifiche del DPR 328/2001.
Pubblichiamo una sintesi degli interventi.

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