La legge Galli, i ripensamenti sul bacino unico |
|
|
In varie riprese la stampa locale ha riportato richieste e pareri di esponenti politici e amministratori per la modifica dell'Ambito Unico Territoriale istituito dalla Regione Sardegna - in applicazione della legge Galli, la 36/94 - con l'articolo 3 della legge del 17 aprile 1997. La stessa legge regionale prevede all'articolo 4 la possibilità di modifica anche su istanza degli enti locali interessati per rendere più economica, efficace ed efficiente la gestione del servizio idrico integrato oppure per assicurare l'adeguamento dell'attività d'ambito alle scelte della programmazione e pianificazione regionale. Per contro, la definizione dell'Ambito Territoriale ottimale, secondo la legge Galli, deve essere fondata sui seguenti criteri:
Tali criteri erano stati seguiti nel corso dei primi studi effettuati sia dall'ESAF (Servizio Esercizio e Servizio Ragioneria) per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, sia dalla Regione Sarda, a cura dell'Assessorato della Programmazione, nel 1998 per la "ristrutturazione organizzativa e gestionale del sistema idrico integrato, nel nuovo contesto legislativo regionale e nazionale". Le conclusioni portarono alla individuazione del bacino unico per il territorio della regione Sardegna, tenendo quindi conto della situazione geografica, dei bacini idrografici principali, del tipo di impianti di approvvigionamento, depurazione, riciclo e smaltimento delle acque, delle attuali realtà gestionali nell'ambito regionale e della dislocazione delle utenze nel territorio per l'uso potabile, industriale ed irrigua. Anche la programmazione regionale ha indirizzato i suoi studi al bacino unico, ipotizzando - in un prossimo futuro - il collegamento tra i vari invasi esistenti e da realizzare, in modo da poter travasare le risorse, secondo le carenze nei vari anni, tra una zona e l'altra della Sardegna. Una soluzione già adottata nel corso delle crisi idriche degli anni scorsi, quando le acque del Liscia avevano alimentato la costa centro-orientale del Nuorese e le acque dell'alto Flumendosa avevano raggiunto il Sulcis tramite l'invaso di Bau Pressiu. Con l'applicazione integrale delle formule per la determinazione delle tariffe del servizio idrico integrato, con diversi bacini si avrebbero inoltre tariffe differenti per ciascun ambito, con la probabile penalizzazione dei bacini estesi ma con minor numero di utenze, in quanto i costi fissi industriali di produzione del servizio integrato sarebbero distribuiti su un minor numero di mc d'acqua trattati, e sul minor numero complessivo degli utenti. Al contrario, si troverebbero avvantaggiati e con tariffe ridotte i due grandi agglomerati urbani di Cagliari e Sassari, dove la concentrazione del maggior numero di utenze dell'intera Sardegna favorirebbe la riduzione delle tariffe stesse, tenendo presente che i diversi ambiti ottimali adottati da altre Regioni d'Italia servono ciascuno ben più dell'intera popolazione della Sardegna. Qualunque sia il numero dei bacini che sarà adottato, questo è il primo adempimento che si sarebbe dovuto immediatamente definire, in quanto l'attuale crisi idrica è attribuibile anche alla mancata attuazione del servizio idrico integrato da parte dei successivi Governi Regionali, che avrebbero dovuto subito costituire l'Autorità d'ambito relativa al bacino od ai bacini ottimali definiti. La legge Galli impone infatti alla Regione, tramite tali Autorità, di provvedere entro sei mesi ad organizzare il servizio idrico integrato "al fine di garantire la gestione secondo criteri di efficienza, di efficacia e di economicità". Le stesse Regioni o le Autorità di bacino avrebbero dovuto aggiornare il Piano Regolatore generale degli Acquedotti per ciascun ambito e programmare gli interventi attuativi occorrenti per il raggiungimento del servizio idrico integrato. Il primo provvedimento relativo alla legge Galli del 1994 fu adottato dalla Regione Sardegna con la citata legge del 1997, a cui non è però seguito alcun provvedimento attuativo. Allo stato attuale si continua a polemizzare sul numero dei bacini ottimali mentre le varie autorità Regionali, Provinciali, Comunali e Consortili propongono ciascuno per proprio conto opere idriche che - senza alcuna programmazione compatibile tra le varie zone - rimangono solamente sulla carta dei giornali. Carlo Pedemonte |
L'AUTORE. |