Anni di discussioni sul fascicolo del fabbricato |
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In Italia non esiste ancora tra i cittadini una cultura diffusa sulla sicurezza e sulla manutenzione del proprio immobile. Si tende a trascurare e a sottovalutare i segnali di eventuali dissesti o l'importanza della manutenzione di parti di edificio ed impianti. Gli edifici esistenti - di vecchia o recente costruzione - in genere hanno subito insufficienti controlli per la valutazione dello stato di conservazione. Il problema della sicurezza dei fabbricati non può essere circoscritto soltanto alla naturale perdita nel tempo delle funzioni statiche della struttura, ma è necessario prendere in considerazione ulteriori fattori che possono sovrapporsi, favorendo e acutizzando tale processo. È importante mettere in risalto che il decadimento delle caratteristiche dei materiali, degli impianti e della funzionalità presuppone l'abbassamento sia del livello di sicurezza, che della qualità degli spazi abitativi e di lavoro. In un contesto di questo tipo sarebbe necessario uno strumento preventivo di valutazione dello stato del patrimonio immobiliare, con la funzione di confermare o ripristinare le condizioni di sicurezza e i livelli prestazionali del costruito. Contestualmente sarebbe indispensabile anche uno strumento preventivo di controllo, che potesse accompagnare, durante la vita utile, gli edifici di nuova e vecchia costruzione. Il ripristino delle condizioni di sicurezza e il recupero delle funzionalità perdute si possono perseguire analizzando la presenza delle patologie e conseguentemente attuando l'intervento. Per gli edifici di nuova costruzione invece si tratterà di mantenere le condizioni di sicurezza costanti nel tempo. Nel futuro prossimo sarà probabilmente inevitabile affrontare il problema di come controllare lo stato del costruito al fine di garantire la sicurezza e l'incolumità delle persone e delle cose, di tutelare l'ambiente, i beni artistici e culturali. Altri drammatici crolli di strutture per civile abitazione si sono aggiunti anche di recente a quelli avvenuti in Italia tra il 1998 e il 1999, ma il numero delle vittime non è stato sufficiente ad accostarli ai tragici eventi di Roma, Foggia e Palermo, che hanno prodotto complessivamente 108 vittime (vedi tabella 1). L'informazione, su questi temi, è spesso distratta finché non si verifica un fatto eclatante, come il grave incidente accaduto a fine novembre 2001 a Roma, nel quartiere Montesacro, che ha provocato 8 vittime. Una perdita di gas nella condotta stradale ha causato un'esplosione che ha coinvolto gravemente un palazzo di 6 piani; altri cinque edifici sono stati evacuati. Il fatto mette in evidenza come la sicurezza di un fabbricato sia sensibile a numerose variabili. Infatti anche l'ambiente esterno al complesso abitativo può contenere diversi e inaspettati pericoli per l'edificio stesso. Il problema relativo alla sicurezza dei fabbricati allo stato attuale delle cose è sostanzialmente irrisolto, nonostante la spinta emotiva dei fatti di Roma e Foggia che sembrava potesse accelerare una soluzione efficace, vista anche la mole di convegni, dibattiti, convenzioni e iniziative legislative sia statali che regionali. Per il momento l'unico esempio di azioni concrete è fornito dal Comune di Roma. La tabella 1 evidenzia il motivo per cui la capitale - con 9 crolli e 64 vittime, in un intervallo temporale di circa 26 anni - abbia lanciato la prima coraggiosa iniziativa con l'attuazione nel proprio territorio di un piano di messa in sicurezza del patrimonio immobiliare. Tra le ragioni di fondo che hanno spinto l'Amministrazione a dotarsi per prima di Fascicolo del fabbricato sono l'elevata vetustà di molti edifici, l'estensione del proprio centro urbano, il numero elevato di edifici di interesse storico, lo stato del sottosuolo (che si presenta molto simile a quello di Napoli e Cagliari, ossia ricco di ipogei, cunicoli, cavità naturali, etc.). Di recente si è attivato anche il Comune di Napoli, che ha indicato quali obiettivi di primaria importanza il miglioramento del tessuto urbano ed edilizio della città, l'eliminazione di ogni fattore di rischio per la pubblica e privata incolumità, conseguentemente è stata decisa l'istituzione del fascicolo del fabbricato, anche se in una prima fase sperimentale, non obbligatoria e incentivata attraverso dei contributi. Un'indagine del CENSIS nel 1999 evidenziò che in Italia le abitazioni a rischio statico, per le quali sarebbe stato necessario un controllo, erano circa 3.575.000. Di queste, il 36,5% era in pericolo per ragioni d'anzianità e il 63,5% per cause costruttive. Alla luce di questi dati non va dimenticato comunque che la sicurezza degli edifici può essere compromessa dalla inaffidabilità degli impianti: come evidenziato nella tabella 1, un numero molto elevato di crolli deriva da fughe di gas, scoppio di bombole e perdite idriche. Il pericolo estremo del crollo non rappresenta l'unico rischio per gli utenti degli edifici. Il concetto di sicurezza in un fabbricato ha un valore più generale, comprendente ad esempio la messa a norma degli ascensori, degli impianti elettrici e del gas, l'applicazione delle norme di prevenzione degli incendi, etc. Sempre secondo l'indagine del CENSIS del 1999 gli edifici per i quali la funzione statica appariva compromessa per vetustà erano 1.103.000. Il maggior danno deriva dal degrado dei materiali da costruzione utilizzati. Nel corso della storia la funzione statica è stata assolta da sub-sistemi realizzati con materiali vari, con mezzi e con procedure costruttive rapportate al progresso tecnico dell'epoca e dalla disponibilità degli stessi materiali. Il legno, la pietra (a secco e con leganti idraulici), i laterizi, il ferro ed, infine, il cemento armato sono i materiali più utilizzati. La lavorabilità, la leggerezza, la resistenza del legno lo hanno reso per molto tempo l'elemento preferito tra i materiali utilizzabili per realizzare le costruzioni. Il suo declino è dovuto, innanzi tutto, alla facile infiammabilità, alla diminuita disponibilità e al conseguente aumento del suo costo, almeno nei paesi mediterranei. Soprattutto nei centri storici, in alcune zone di alta montagna e nelle campagna è possibile trovare costruzioni realizzate in parte o totalmente con questo materiale. Il tramonto delle costruzioni in legno ha coinciso con l'impiego massiccio della pietra, materiale di facile reperibilità e ininfiammabile. Numerosi fabbricati in pietra di carattere civile e monumentale sono sopravvissuti, quasi indenni, all'azione del tempo. Molti sono gli immobili che continuano a svolgere la funzione per la quale sono stati costruiti, come i numerosi monumenti, spesso testimoni di una raffinata concezione statica e di strabilianti intuizioni costruttive, in epoche in cui la scienza e la tecnica non offrivano molte risorse. La pietra per lungo tempo è stata posta in opera a secco, grazie all'uso diffuso dell'arco e di accorgimenti costruttivi come gli incastri a maschio e femmina e con il largo impiego di rinforzi in ferro. La scoperta delle proprietà leganti della calce pozzolanica diffuse l'impiego del laterizio ed ampliò la possibilità d'impiego della pietra. Nacquero così le strutture architettonicamente e staticamente importati delle cattedrali gotiche e soprattutto gli imponenti palazzi rinascimentali, dove la pietra assolve contemporaneamente funzioni strutturali e decorative. Il mattone ha trovato sempre maggiore diffusione per la sua maneggevolezza e per la possibilità di essere composto in forme varie. Le murature così realizzate venivano lasciate a vista ovvero rivestite con intonaci in calce e con stucchi. Le prime costruzioni in ferro cominciarono ad essere realizzate a partire della seconda metà del 1700. L'avvento di questo materiale ha coinciso con il perfezionamento delle procedure d'estrazione e dall'affinamento tecnologico degli altiforni a carbon coke. Le innovazioni consentirono la produzione di un prodotto ferroso con un tenore di carbonio più basso, ottenendo così una ghisa con caratteristiche fisiche di maggiore duttilità e, quindi, più adatta ad un utilizzo strutturale. Nel 1767 vennero fuse le prime rotaie, nel 1775 fu gettato il primo ponte "in ferro" sul Severn. Da allora questo materiale trovò uno spazio sempre maggiore nell'industria delle costruzioni. Ancora oggi il progresso tecnologico e la produzione di acciai speciali a bassissimo tenore di carbonio, refrattari al fenomeno della corrosione, ne fa il materiale preferito per le realizzazioni più ardite. Il cemento armato, come tecnologia costruttiva, cominciò ad essere utilizzato in Francia nel 1845. In principio fu impiegato nella costruzione di piccoli oggetti come cassette da fiori, tubi, pannelli. La prima costruzione, la casa al numero 25 di rue Franklin a Parigi, fu realizzata nel 1903 da August Perret. Da quel momento le strutture in cemento armato trovarono un impiego sempre più ampio in tutto il mondo: in Italia i primi edifici furono realizzati intorno al 1908. L'assenza di norme nazionali costrinse i progettisti dell'epoca a far riferimento a quelle francesi. In realtà le incertezze legate all'utilizzo della nuova tecnologia spinsero i tecnici ad eccedere nelle armature, sicché il comportamento statico delle strutture in cemento armato all'inizio non si discostò da quelle in ferro. Anche in seguito molti edifici furono realizzati utilizzando una tecnica mista. Molti fabbricati, costruiti negli anni '10 e negli anni '20, con gravi lesioni allo scheletro, non sono crollati per l'esistenza di murature di dimensioni tali da sopperire alla funzione statica compromessa. Le finalità: sicurezza e gestione del patrimonio edilizio.Lo scopo principale del Fascicolo del fabbricato è la prevenzione dei crolli e di tutti quei pericoli, che possono sorgere dalla mancata applicazione delle norme di sicurezza. Tale strumento permetterebbe di eliminare i rischi dove è possibile, altrimenti di ridurli per tutelare la pubblica e privata incolumità dei cittadini, nonché di preservare i beni ed in particolar modo quelli artistici e monumentali (i crolli della torre di Pavia e della cupola della cattedrale di Noto, l'incendio al Teatro La Fenice, etc.), anche perché nel nostro paese è concentrato gran parte del patrimonio storico mondiale. L'analisi sistematica e globale di tutto il costruito permetterebbe di ridurre il pericolo estremo, rappresentato dai crolli. Ma il fascicolo del fabbricato potrebbe essere anche uno strumento di gestione del patrimonio edilizio. I dati raccolti su ciascun edificio servirebbero ad avviare ed attuare sul territorio la pianificazione degli interventi di manutenzione, che permetterebbe allo stesso tempo un risparmio economico e condizioni di sicurezza stabili. Strumenti di gestione della manutenzione edilizia programmata sono già citati nella legge 109/94: il manuale di manutenzione, il manuale d'uso e conduzione, il piano di manutenzione, che andrebbero ad aggiungersi al fascicolo del fabbricato. ![]() Un significato, un'utilità ed un valore più ampi possono essere attribuiti al fascicolo del fabbricato se lo si intende anche come strumento di supporto per favorire lo sviluppo sostenibile delle città (tabella 2, qui sopra). La prevenzione dei rischi e la conseguente attuazione di strategie per la manutenzione programmata degli edifici, infatti, potrebbe contribuire fattivamente allo sviluppo sostenibile dei centri urbani. In tal senso, riguardo alle costruzioni in cemento armato e all'uso del calcestruzzo come materiale da costruzione, si può far riferimento a due congressi tenuti nel 1995 e nel giugno 1998: il primo a Hakodate, in Giappone, sulla "Progettazione Razionale di Strutture in Calcestruzzo" e il secondo sulla "Tecnologia del Calcestruzzo per uno Sviluppo Sostenibile nel XXI Secolo", che si è svolto in Norvegia, nelle isole Lofoten. L'idea che ciascun edificio sia accompagnato da un libretto d'uso e manutenzione troverebbe un'ulteriore conferma dall'analisi dei temi sviluppati in quelle due occasioni. Il primo congresso aveva introdotto il tema della tecnologia del calcestruzzo nel rispetto dell'ambiente: in particolare fu sottolineata la necessità della progettazione integrata, che significa unire razionalmente il calcolo statico e il progetto di durabilità a lungo termine delle strutture, prendendo in considerazione anche il programma di manutenzione dell'opera. Un approfondimento agli argomenti trattati al Congresso di Hakodake è scaturito dal quello svolto alle isole Lofoten. L'uso della tecnologia del calcestruzzo presuppone lo sfruttamento delle risorse naturali e consumo di energia con tutte le conseguenze che ne possono scaturire in termini di impatto ambientale. La produzione di cemento e calcestruzzo determina l'8% dell'emissione annua di CO2 in atmosfera e si stima che vengano prodotte annualmente nel mondo due tonnellate di calcestruzzo procapite. Una gestione razionale del costruito e una maggior attenzione alla progettazione dei nuovi edifici in termini sia di durabilità dei materiali che degli elementi costruttivi comporterebbero un prolungamento del ciclo di vita utile e un abbattimento dei costi di manutenzione ordinaria e straordinaria, con una riduzione dell'inquinamento diretto e indiretto. Quindi il fascicolo del fabbricato, oltre che garantire la sicurezza di persone e cose, potrebbe essere anche uno strumento per gestire razionalmente e in economia il patrimonio edilizio cercando di prolungare la vita utile dei singoli edifici, mantenendone il livello di servizio costante nel tempo in un'ottica di sostenibilità ambientale. Gli interventi di manutenzione, di ripristino e di ristrutturazione intesi per prolungare il ciclo di vita utile sono alcuni dei punti chiave per attuare lo sviluppo sostenibile al fine di rispettare l'ambiente e di mettere in atto politiche di risparmio economico. È il caso di citare che un ruolo molto importante in tal senso è affidato al riciclo dei materiali di risulta delle demolizioni, in particolar modo del calcestruzzo, realizzando così un ciclo di vita chiuso del materiale. Le condizioni ambientali hanno delle ricadute sui singoli fabbricati, sia per ciò che riguarda l'effetto degli agenti inquinanti sul degrado dei materiali, sia per gli effetti distruttivi associati al dissesto idrogeologico (frane, smottamenti, alluvioni, allagamenti, etc.). La genesi storica del fascicolo del fabbricato.L'idea di introdurre una "carta di identità" per ciascun edificio nella quale tracciare la storia degli interventi e delle modifiche, raccogliere i documenti tecnici, le certificazioni e le autorizzazioni, ha radici abbastanza recenti, anche in altre in altre nazioni. La Francia già dagli anni '20 incominciò a dare un certo rilievo all'importanza della qualità dei processi costruttivi, ad iniziare dalla progettazione. Dagli anni '80 l'attività di manutenzione, che sino a quel momento riguardava il comparto degli edifici storici, si è allargata a tutto il patrimonio edilizio come conseguenza di suo progressivo degrado. Per contenere il costo della manutenzione, che in quegli anni cresceva, è stato necessario introdurre una pianificazione razionale degli interventi. Per conseguire un corretta gestione del patrimonio edilizio sono stati introdotti dalla normativa francese diversi strumenti. Dal 1977 è obbligatorio il "Carnet d'Entretien" (libretto di manutenzione), in cui sono registrate le informazioni sugli interventi di manutenzione o di risanamento eseguiti o da eseguire. Un approccio corretto alla manutenzione del patrimonio edilizio necessita, come è avvenuto in Francia, anche di prove e controlli, oltre che l'appoggio di sistemi di gestione informatizzata. L'esperienza francese, anche se non presenta un documento identico al "Fascicolo del fabbricato", è finalizzata al conseguimento di obbiettivi di qualità e sicurezza perseguibili tramite la manutenzione programmata. Nel Regno Unito, invece, la tutela della sicurezza degli immobili è affidata alla compilazione di diversi documenti, nel complesso simili al nostro "fascicolo del fabbricato". Si tratta dell'Health and Safety File (scheda di salute e sicurezza), chiamato più semplicemente HSF, introdotto intorno al 1995, che può essere accompagnato dal Condition Report (rapporto delle condizioni), un documento non obbligatorio, dal Long Term Maintenance Plan (piano di manutenzione a lungo termine) e dal Building Survey (Indagine dell'edificio). L'HSF è finalizzato a migliorare le condizioni di produzione e della manutenzione attribuendo le rispettive responsabilità alle figure professionali interessate. Le locazioni sono regolate dal Condition Report, contenente informazioni sullo stato di conservazione dell'immobile e sul programma delle manutenzioni da eseguirsi a breve e a lungo termine. Il terzo documento rappresenta il piano di programmazione della manutenzione dell'edificio relativo ad un lungo periodo di vita di esercizio. Il Building Survey raccoglie, invece, le informazioni necessarie alla valutazione dell'immobile. È emerso che in Francia e in Inghilterra, pur non esistendo un documento come il "Fascicolo del fabbricato", si curano da tempo gli aspetti legati alla sicurezza, qualità e manutenzione del patrimonio edilizio. In Italia non è stata ancora definita una normativa chiara finalizzata alla messa in sicurezza, gestione e manutenzione programmata del patrimonio edilizio. Nel nostro Paese il "Fascicolo del fabbricato" ha avuto in passato diversi progenitori, tra cui il "Libretto casa", che non hanno avuto seguito legislativo. Dopo il crollo della palazzina di cinque piani in via Vigna Jacobini a Roma (38 vittime), avvenuto alla fine del 1998, si discusse della necessità del "fascicolo del fabbricato". L'idea riproposta e sottoscritta da più parti (unioni inquilini, ordini professionali, amministrazioni comunali, associazioni ambientaliste) aveva incontrato una certa resistenza soprattutto dei proprietari, che paventavano una perdita di valore degli immobili. C'era stata anche una iniziale obiezione da parte del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che aveva giudicato il progetto demagogico, poco chiaro e soprattutto dispendioso. La Giunta comunale di Roma il 12 gennaio 1999 ha approvato il "Fascicolo del fabbricato" rappresentando il primo provvedimento sul territorio nazionale in materia di sicurezza degli edifici. Successivamente l'iter procedurale in Consiglio comunale ha percorso queste tappe:
Il 2 febbraio 1999 anche la Giunta regionale del Lazio ha approvato un disegno di legge in materia. Nello stesso anno, il crollo del palazzo in viale Giotto a Foggia (67 vittime) ha riportato tragicamente alla ribalta il problema di garantire le condizioni di sicurezza statica degli edifici. Alla Camera il 12 novembre 1999 fu presentata la proposta di legge n. 6554 per l'istituzione e la conservazione presso ogni edificio composto da non meno di cinque unità immobiliari, di un "fascicolo del fabbricato". Nel corso della XIII Legislatura la risposta del Governo è stata un disegno di legge (n. 4339-bis) collegato alla finanziaria dell'anno 2000, a cui hanno fatto seguito una serie di iniziative legislative a livello regionale. L'allora sottosegretario ai Lavori Pubblici Gianni Mattioli è considerato il padre del "fascicolo del fabbricato" e del disegno di legge in questione. Il provvedimento è stato discusso a lungo dalla Commissione Territorio e Ambiente del Senato, senza tuttavia essere approvato entro il termine della legislatura. In tutto, tra il 1997 e il 2001 sono pervenuti al Parlamento tredici progetti di legge su questo tema. Anche nel corso dell'attuale legislatura sono state proposte delle leggi-quadro per porre ordine a livello nazionale sui temi di sicurezza del patrimonio immobiliare. Presso la 13a Commissione permanente del Senato è attualmente in esame il testo unificato dei disegni di legge n. 721, n. 731 e n. 861 presentati rispettivamente il 9 e 10 ottobre e il 20 novembre 2001. I testi sono stati presentati da diversi schieramenti politici - a conferma di una volontà ed una coscienza comuni - concordanti sulla necessità di pervenire alla definitiva risoluzione del problema della messa in sicurezza del patrimonio edilizio tramite l'istituzione del fascicolo del fabbricato o di uno strumento equivalente. I testi normativi dei disegni di legge n. 721 e n. 731 sono piuttosto simili a quello del disegno di legge n. 4339-bis, discusso nella scorsa legislatura. Nel testo precedente, il Ministero dei Lavori pubblici aveva proposto che il fascicolo fosse strutturato in maniera tale da assimilarlo ad una sorta di contenitore di tutte le certificazioni e informazioni che riguardano un edificio, anche in riferimento alla sua evoluzione, in maniera tale da rendere possibile una conoscenza costante dello stato del fabbricato durante tutta la sua vita. Il disegno di legge n. 861, invece, ha un testo notevolmente più snello rispetto ai primi due: composto di un unico articolo, è assai meno analitico e preciso. Anche le Regioni Sicilia, Puglia, Toscana e Sardegna hanno presentato dei progetti di legge per la messa in sicurezza e manutenzione programmata del patrimonio edilizio. La Sardegna è tra le prime regioni italiane che si sono attivate per fornire una risposta concreta alla prevenzione dai rischi derivanti da un inesistente, e ormai indispensabile, controllo dello stato di fatto del patrimonio edilizio. L'iniziativa legislativa è finalizzata a tutelare l'incolumità dei cittadini con l'intento di migliorare la qualità della vita. Il 14 dicembre 2000 è stata presentata la proposta di legge n. 138, che segue la linea degli articolati del Lazio e della Sicilia; scelta, questa, motivata dalla necessità di creare una uniformità legislativa tra le Regioni. Numerose le iniziative ma pochi i risultatiNel dibattito degli ultimi anni sul tema della sicurezza dei nostri edifici il "fascicolo del fabbricato" è indubbiamente la proposta che ha raccolto i maggiori consensi. Ma questa constatazione non è sufficiente: manca ancora un'azione congiunta sia a livello normativo che tra i soggetti promotori, attuatori e più direttamente interessati quali cittadini, proprietari, etc. Esemplificando, sette punti potrebbero rivelarsi decisivi per l'attuazione del progetto in discussione:
La soluzione del problema è complessa. È necessario un cambiamento culturale che coinvolga i cittadini, gli amministratori e i professionisti del settore (ingegneri, architetti, geologi, agronomi, etc.). Si pensi, ad esempio, alla difficoltà nel far accettare al cittadino l'idea che la manutenzione programmata del proprio edificio comporterebbe a lungo termine un risparmio economico, oltre che garantirne la sicurezza. Questo fatto è di rilevante importanza: la soluzione è necessariamente quella di prevedere sgravi fiscali, mutui agevolati, etc. per chi si doterà del fascicolo e dovrà realizzare degli interventi per il ripristino delle condizioni di sicurezza. Al fine di attivare l'adozione del fascicolo, un vantaggio notevole potrebbe derivare da un incremento del numero e della qualità delle forze in campo. Se si vuole veramente riuscire a mettere in sicurezza il patrimonio edilizio, è indispensabile un maggior grado di collaborazione a tutti i livelli. Questo punto non riguarda solo le Amministrazioni, ma anche le Università e gli Ordini professionali, che dovrebbero interagire coinvolgendo anche le altre categorie interessate. Le Università insegnano principalmente la progettazione e l'esecuzione delle opere. Solo ora, molto lentamente, si sta aprendo ai problemi di gestione, tecniche di controllo e di verifica, risanamento, recupero e conservazione del cemento armato, delle murature, e dei meno diffusi materiali da costruzione come il legno e l'acciaio. |
L'AUTORE. |
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La preparazione dell'ingegnere dovrebbe allargarsi anche al settore della manutenzione e della prevenzione dei rischi derivanti da una superficiale considerazione della "sicurezza fabbricati", problema che non ha ancora raggiunto il massimo livello di gravità. Altro aspetto da affrontare è il carente grado di uniformazione fra le singole scelte legislative regionali e comunali. In altre parole, manca un coordinamento a livello locale. Le iniziative di Regioni e Comuni appaiono isolate e scollegate tra loro, mentre sarebbero utili un'azione comune, una maggiore collaborazione, lo scambio d'informazioni e di conoscenze. Un'iniziativa legislativa dello Stato potrebbe colmare tale lacuna, in maniera tale da affidare alle Regioni e ai Comuni un ruolo esclusivamente attuativo. La maggior parte dei programmi sta subendo slittamenti temporali a causa di discussioni in merito a costi ed opportunità dell'effettuazione di controlli continui sulla totalità degli edifici. Anche se - c'è da dire - i ritardi, per esempio all'interno delle Commissioni permanenti di un Consiglio regionale, sono quasi fisiologici a causa d'incombenze e priorità impreviste. Diciamo che il fascicolo del fabbricato necessita anche dell'uniformazione sia della scheda tipo di raccolta dati che delle norme tecniche di riferimento rivolte fondamentalmente ad alcuni temi connessi quali le ristrutturazioni, i dissesti, la progettazione e l'esecuzione in qualità, etc. Uniformare alcuni aspetti del fascicolo del fabbricato è lo scopo che si è preposto l'UNI, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, nella Commissione processo edilizio, attivando nel dicembre 2000 un gruppo di lavoro. Le difficoltà e le perplessità devono comunque essere superate perché il tema è di rilevante importanza ed è necessario arrivare ad una soluzione. L'obiettivo da raggiungere rimane sempre quello di prevenire il danno, senza attendere che le vittime del prossimo crollo debbano essere l'ennesimo campanello d'allarme per amministratori e cittadini. Ivan Lai |
BIBLIOGRAFIA A. Aresu, I. Lai, tesi: "Valutazione dell'efficienza e dell'affidabilità delle costruzioni in c.a. ante legge n. 1086/71", 2000. Atti della XIII Legislatura, Disegno di legge n. 4339/bis - Istituzione del fascicolo del fabbricato. K. Sakai, O.E. Gjorv, Risultati del Congresso delle Isole di Lofoten sulla "Tecnologia del calcestruzzo per uno sviluppo sostenibile nel XXI secolo". Industria Italiana del Cemento n. 6/1999, pp. 508-517. Censis, Rapporto del 1999 sulla situazione sociale italiana. M. G. Russo, Strumenti di gestione nella manutenzione edilizia programmata - il fascicolo fabbricato", Edilizia - Progetto, Costruzione, Gestione n. 3, dicembre 2000, pp. 33-38. |
