Quest'isola da colonizzare |
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In apertura di questo numero di Informazione è doveroso - e gradito - congratularsi con i colleghi che, come riferito nelle pagine interne, sono stati di recente iscritti nell'Albo d'oro. Mi piace, in proposito, sottolineare che in questa, come in analoghe circostanze precedenti, l'atto di omaggio non è una mera formalità ma un sentito riconoscersi della categoria nei suoi rappresentanti che hanno percorso un tratto più lungo di strada. E, indipendentemente dai rapporti di stima e di amicizia che possono legarci ai festeggiati, occorre riconoscere che essi di strada ne hanno fatto tanta. È facile constatare che la loro attività professionale lascia tracce profonde nella realtà sarda, e spesso anche oltre i confini della Sardegna. Questa constatazione mi porta a considerare l'impatto benefico che l'intera categoria ha avuto nella evoluzione della realtà isolana nell'ultimo secolo. Per essere più chiaro: è incontestabile che l'evoluzione del quadro di infrastrutture e di servizi disponibili nell'isola è andata di pari passo con la crescita dell'attività di quella componente del corpo sociale che siamo noi ingegneri. Mi rendo conto che questa affermazione può sembrare banale, visto che essa è, grosso modo, applicabile a tutte le realtà e sotto tutte le latitudini. Ma nel nostro caso occorre considerare il ritardo di sviluppo che ci caratterizzava e che, al tempo della unificazione del Paese e nei decenni successivi, alimentava immagini della realtà isolana che viene difficile qualificare. In proposito non posso far a meno di ricordare la seguente autentica perla, certamente già nota a molti. Nel primo numero del Corriere della Sera (uscito con quattro pagine in data 5-6 marzo 1876 e di recente distribuito in copia ai lettori di quel giornale, in occasione del 125o anniversario) si dava breve notizia, a pagina 3, della messa in liquidazione di una società per azioni denominata "Colonizzazione della Sardegna". La brevità della notizia non consente di rilevare quali fossero le attività che tale società si era proposta di attuare ma la cruda chiarezza del nome scelto dagli azionisti non lascia dubbi sui suoi intenti speculativi, peraltro evidentemente mal riposti, a valutare dall'infelice esito. Che ancora oggi qualcuno conservi della nostra isola un residuo dell'immagine che se ne era fatta la citata società non è escludibile in assoluto (basta dare uno sguardo a certi tratti delle coste). Però è certamente innegabile che la realtà isolana ha compiuto un notevole cammino per allinearsi alle altre realtà, e in questo cammino è stata sostenuta - in maniera decisiva - dagli ingegneri. In chiusura non posso che ringraziare i colleghi che hanno contribuito con i loro articoli alla uscita di questo numero, che esprime un notevole grado di adesione e di approfondimento di lettura della realtà sociale e professionale in cui ci muoviamo. [g. c.] |
EDITORIALE |