Pannelli fotovoltaici sul tetto: diecimila case
verso l'autosufficienza energetica

Nel mio archivio personale giacciono articoli, databili fino a tre anni fa, in cui si annuncia come imminente la partenza del "Piano Nazionale 10.000 Tetti Fotovoltaici". Ora finalmente pare che il progetto decolli, giacché 52 miliardi sono stati disposti per il suo finanziamento, e si dovrebbero aprire alcune nuove ed interessanti opportunità per progettisti ed installatori.

Sull'esempio di simili interventi realizzati in Germania e Giappone, il Piano consiste nel finanziamento di impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica pubblica. Al programma potranno accedere soggetti pubblici e privati (incluse le imprese). Un bando generale sulla Gazzetta Ufficiale comunicherà l'avvio del programma e bandi successivi ne definiranno, anno per anno, le modalità attuative.

Si tenga presente che l'Italia è vincolata a realizzare un intervento di questo genere dagli accordi stipulati a Kyoto in merito all'abbattimento dei gas-serra. In particolare la legislazione energetica nazionale prevede che ciascuna società fornitrice d'energia elettrica debba produrre una percentuale di energia per mezzo d'impianti ad energia rinnovabile (idroelettrico, eolico, fotovoltaico, geotermico). Per questa ragione gli enti gestori sarebbero interessati alla realizzazione di impianti che contribuirebbero alla produzione della percentuale di energia pulita che per legge sono tenuti a fornire.

Il piano dovrebbe durare 5 anni durante i quali saranno installati 10.000 impianti fotovoltaici collegati alla rete elettrica. Di questi, 9.000 saranno di potenza compresa tra 1 e 5 kWp [1] e gli altri 1.000 di potenza compresa tra 5 a 50 kWp, per una potenza totale di 50 MWp. Poiché il costo della tecnologia fotovoltaica è ancora alquanto elevato, lo Stato si farà carico di gran parte della spesa dell'impianto, erogando contributi in conto capitale fino al 75% del costo totale (comprensivo cioè di progettazione, fornitura ed installazione).

Il programma sarà modulato negli anni in modo da tener conto sia dei risultati ottenuti che dell'andamento del mercato. Uno degli obiettivi è infatti quello di creare un volano al settore fotovoltaico tale da innescare economie di scala e conseguenti riduzioni dei costi. La diffusione dei sistemi fotovoltaici dovrebbe infine consentire la creazione di un mercato non più di nicchia (alimentazione di utenze isolate), ma tale da permettere lo sviluppo di imprese nazionali di grandi dimensioni, con effetti occupazionali significativi.

Gli impianti finanziabili.

Gli impianti fotovoltaici di potenza di picco inferiore ai 5 kW saranno collegati alla rete elettrica monofase, quelli di potenze superiori saranno invece collegati alla rete trifase in bassa tensione.

Fino a tutto il 1997 la connessione di impianti di autoproduzione alla rete BT non era consentita: il collegamento poteva avvenire solo in trifase a partire dalla media tensione. Le norme CEI 11/20 entrate in vigore nel gennaio '98 consentono il collegamento in BT sia in monofase che in trifase per impianti di autoproduzione fino a 5 kW. Per quanto riguarda la sicurezza, la norma di riferimento è la CEI 64-48.

Il campo fotovoltaico produce energia elettrica sotto forma di tensione e corrente continua. È dunque necessario che, tra i moduli fotovoltaici e la rete, sia presente un dispositivo (inverter) che trasformi l'energia in forma di tensione alternata di 230 V (monofase) o 400 V (trifase). Gli inverter di connessione a rete sono dispositivi in grado di garantire che l'energia elettrica immessa in rete sia tale da rispettare le "finestre" di tensione e frequenza richieste dal sistema distributivo. Inoltre devono evitare il cosiddetto funzionamento "in isola", che avviene quando l'inverter continua a funzionare in assenza di tensione di rete, creando una situazione pericolosa.

La delibera 224/00 dell'autorità per l'energia ed il gas ha stabilito che l'impianto deve lavorare in regime di interscambio con la rete distributiva: nelle ore diurne l'utenza utilizzerà direttamente l'energia elettrica prodotta dal proprio impianto, e nel caso in cui l'impianto solare dovesse produrre più energia di quella richiesta, il surplus sarà immesso in rete. Durante la notte o in caso di illuminazione insufficiente, oppure quando l'utenza richieda più energia di quella erogabile dall'impianto, allora si preleverà dalla rete l'energia elettrica necessaria. In pratica è come se la rete si comportasse come un accumulo d'energia di capacità infinita.

Retribuzione dell'energia.

La vendita di energia elettrica è attualmente remunerata con appena 43 Lire/kWh. Inoltre lo status di produttore di energia elettrica richiederebbe: la denuncia di "officina elettrica" presso l'Ufficio Tecnico di Finanza, la richiesta di licenza di esercizio, il pagamento del relativo diritto annuale e l'installazione di un contatore omologato U.T.F. per la contabilizzazione dell'energia prodotta e il pagamento dell'imposta erariale...

Fortunatamente per gran parte degli impianti in questione si potrà fare a meno di tutto ciò. Infatti nella legge 13 maggio 1999, n. 133 ("Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale") il comma 7 estende l'esenzione dall'imposta erariale e dalle relative addizionali agli impianti di autoproduzione di potenza fino a 20 kW.

Negli impianti fino ai 20 kWp si adotterà dunque un diverso sistema di contabilizzazione, il cosiddetto "net-metering". Secondo questo sistema annualmente sarà considerato il bilancio tra energia prelevata dalla rete ed immessa nella rete. Se si è consumata più energia di quanta se n'è immessa si pagherà solo la differenza. Se invece si è immessa più energia di quanta se n'è consumata, l'eccedenza sarà riportata a credito per gli anni successivi, senza dar luogo a retribuzione.

Sarà dunque cura dei progettisti realizzare uno studio accurato dei fabbisogni, in modo da dimensionare impianti che riescano, in media, a soddisfare le necessità dell'utenza senza dare luogo ad un credito che si accumuli all'infinito. Per il "servizio" di misurazione dell'energia immessa saranno dovute all'ente gestore della rete 60 mila lire annue. Un caso concreto.

Si consideri un impianto domestico da 3 kW. Un simile impianto è fatto per reggere, senza andare in protezione, i picchi di domanda di corrente. Tuttavia nel corso della giornata gli si chiede di erogare mediamente 1-1.5 kW. Installare un impianto fotovoltaico da 3 kW non avrebbe allora senso perché verrebbe utilizzato a pieno solo in corrispondenza dei picchi. Affinché si abbia convenienza l'impianto deve invece essere dimensionato per essere sempre sfruttato al massimo, e dunque per soddisfare il livello medio di consumo.

Un impianto da 1.5 kW è realizzabile con una spesa approssimativa di 30 milioni; una volta sottratto il 75% della spesa, ottenuto dal finanziamento del piano, e considerata anche l'Iva (10 % per gli impianti ad energia solare), la cifra che l'utente dovrà spendere ammonterà a 8.250.000 lire.

Dunque chiunque disponga di un tetto con un'adeguata insolazione è oggi in grado di rendersi energeticamente autonomo. Lo stesso discorso si potrà applicare ovviamente a edifici pubblici, uffici, capannoni commerciali ed industriali, alberghi e strutture ricettive, percorrendo così una strada che altri paesi hanno imboccato da diversi anni con grandissimi benefici. Conclusioni.

L'energia elettrica prodotta da fonte fotovoltaica ha delle caratteristiche che la rendono sicuramente interessante sia rispetto ad altre sorgenti di energia rinnovabile che in assoluto. L'impatto sull'ambiente è praticamente nullo: da circa trent'anni non è più vera la voce, dura a morire, che un modulo fotovoltaico richieda per essere prodotto più energia di quanta ne produrrà durante l'intera sua vita operativa. Inoltre, banalmente, produrre energia in prossimità dell'utilizzo evita perdite di trasporto e distribuzione. Infine i moduli possono essere utilizzati anche come elementi architettonici, in luogo di tegole o vetri nelle facciate, per cui in definitiva il costo di un sistema fotovoltaico può essere considerato per l'edificio un costo evitato.

La tecnologia fotovoltaica si può considerare ormai matura per un lancio economico su larga scala, alla stregua del solare termico che - dati i costi contenuti e l'elevata efficienza - dovrebbe essere sistematicamente proposto ovunque fosse possibile. Se finalmente lo Stato dovesse assumersi gli oneri di questo lancio non resterà che affidarsi alla sensibilità di tecnici ed installatori per usufruire delle opportunità che si presentano e promuovere una transizione verso un utilizzo maggiormente sostenibile e razionale dell'energia.

Guido Coraddu

L'autore di questo articolo.
L'ing. Guido Coraddu
è progettista di impianti
per il risparmio energetico
e lo sfruttamento
delle fonti rinnovabili di energia.
telefono 070.765866
e-mail: coraddu@tiscalinet.it

AGGIORNAMENTI.
• Proprio mentre il numero di Informazione con questo articolo andava in stampa, è stato pubblicato un bando rivolto a Comuni capoluogo di Provincia, Comuni facenti parte di aree naturali protette, Province, Enti di Ricerca e Università. Le Regioni stanno elaborando le loro modalità di adesione al bando rivolto ai soggetti privati ed alle imprese.
• Inoltre è stato chiarito che il finanziamento statale non è cumulabile con altre forme di agevolazioni. Secondo alcune interpretazioni, sulla parte di spese documentate rimaste a carico sarebbe stato possibile applicare la detrazione fiscale del 36%, essendo questo un incentivo indiretto piuttosto che un finanziamento. Interpellato, il Ministero ha però escluso questa possibilità. Perciò, diversamente da quanto si dice nella versione stampata dell'articolo, non sarà possibile avvalersi dello sconto IRPEF per ristrutturazioni.

spazio bianco segue didascalia

Kolding, Danimarca:
i pannelli solari sui parcheggi all'aperto forniscono energia per le parti comuni dell'isolato.

segue didascalia

Pannelli solari sulla facciata della sede di Greenpeace
ad Amburgo, in Germania.
(le foto sono di Daniela Aru)

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