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Ingegnere ed emigrato: i dubbi e le speranze
di una professione costretta a cambiare

Dal dopoguerra ad oggi le diverse generazioni di ingegneri si sono succedute manifestando, com'è logico, caratteristiche e specificità legate alle situazioni contestuali. Così si è passati dai pionieri della ricostruzione ai professionisti degli anni '60 - meno numerosi ma di sicuro spessore culturale - che si sono caratterizzati con varie specializzazioni (fra le quali in sede locale emerge l'Ingegneria mineraria), esprimendo sempre, nei diversi settori, figure umane socialmente emergenti.

L'irripetibile ciclo di espansione economica degli anni '70 si è confrontato con una generazione di ingegneri fiduciosa e socialmente consapevole, impregnata di criteri di razionalità complessiva, di scuola razionalista e di esperienze sessantottine, alla quale la domanda di mercato offre opportunità molteplici di lavoro e di esperienze. In questo periodo che si vive a ritmi veloci, la preparazione accademica è ancora adeguata ai requisiti della domanda, esiste la possibilità di scegliere la propria strada e l'esperienza di lavoro fuori sede viene ritenuta un'opportunità di arricchimento professionale, talvolta un fiore all'occhiello di un percorso culturale e lavorativo.

Variamente motivata, l'opzione per un lavoro fuori dalla Sardegna è sempre una libera scelta, motivata da ambizioni di crescita o da favorevoli condizioni economiche. Ne è prova l'abbondante casistica di personalità di spicco e di ingegneri imprenditori, dirigenti, liberi professionisti che in Italia o all'estero hanno in quegli anni raggiunto importanti traguardi professionali.

Nel decennio successivo, quello degli anni '80, mentre si avvertono le prime avvisaglie di recessione e l'ombra della politica proietta la sua influenza su tutti i settori, il mercato locale mostra ancora una buona capacità di assorbimento, registrando tuttavia una crescita dell'emigrazione che peraltro è ancora prevalentemente temporanea, sia per motivi di studio che di perfezionamento professionale.

Dagli anni '90, mentre si accentua in maniera preoccupante il trend di crescita del numero dei laureati, il mercato del lavoro mostra sempre più evidenti segni di difficoltà di assorbimento di giovani ingegneri, determinando un inedito fenomeno di emigrazione caratterizzato da molteplici risvolti. Un aspetto di queste nuove migrazioni concerne come in altri tempi i settori della ricerca specialistica e delle tecnologie avanzate, per i quali - dopo i periodi di specializzazione - il mercato isolano non offre alcun tipo di opportunità di inserimento, costringendo i migliori talenti ad una scelta obbligata verso realtà più ricche e stimolanti.

Se la fuga dei cervelli è ormai argomento da salotto, credo che sia opportuno ragionare più attentamente sulle cause del fenomeno. Fra le altre sono da ribadire le scarse, lunghe e poco gratificanti prospettive delle carriere accademiche, l'esiguità della domanda sia nel settore pubblico che in quello privato, la obiettiva difficoltà di svolgimento della libera professione, la carenza di adeguate politiche di settore.

Il panorama più sconfortante interessa soprattutto i settori dell'ingegneria civile, per i quali negli ultimi anni si evidenzia una rilevante sproporzione fra il numero dei laureati annui e le reali opportunità di lavoro che induce il fenomeno dei nuovi emigranti, ovvero dei molti ingegneri, più o meno giovani, che per una scelta quasi sempre obbligata si trasferiscono in altre regioni d'Italia o all'estero alla ricerca di migliori condizioni di lavoro e di vita.

Su questa realtà non più trascurabile crediamo sia utile soffermarsi per una riflessione comune che possa mettere in luce i differenti aspetti delle nuove migrazioni che coinvolgono soprattutto i colleghi più giovani, ai quali credo sia doveroso offrire un opportuno supporto. A partire da questo numero, Informazione si propone di riservare uno spazio allo scambio di informazioni ed esperienze atte a fornire informazioni utili e ad attivare una importante rete di collegamento fra la Sardegna e le realtà peculiari dei sempre più numerosi professionisti fuori sede.

Vorremmo raccogliere le testimonianze di un gruppo variegato di colleghi, più o meno fortunati e più o meno soddisfatti delle scelte fatte. Colleghi che, con diversi percorsi di studio e di lavoro, con il contributo della propria esperienza, siano in grado di offrire all'Ordine e ai neolaureati una possibilità di riflessione sull'articolazione professionale della figura dell'ingegnere.

Al fine di evidenziare problematiche e temi differenti, abbiamo avviato i primi contatti attraverso la Commissione giovani. In questo modo abbiamo raccolto le prime testimonianze sulle difficoltà che tanti colleghi neolaureati devono affrontare. Contemporaneamente lanciamo un invito al dialogo a tutti i colleghi, che invitiamo a partecipare direttamente col contributo della propria esperienza contattandoci direttamente o inviando una nota presso i recapiti istituzionali dell'Ordine.

Attivando una rete di informazione, vorremmo riuscire a monitorare meglio gli aspetti della professione di ingegnere nei diversi settori, anche ai fini di eventuali iniziative per un dialogo positivo dell'Ordine sui versanti della formazione e del mondo del lavoro. Come primi spunti di discussione presentiamo alcuni stralci di lettere inviate da giovani colleghi. Tutte le brevi testimonianze che appaiono in questa pagina erano firmate, ma per ovvi motivi di riservatezza l'Ordine non pubblicha nomi e cognomi, se non su richiesta esplicita degli autori. È altrettanto ovvio che non potranno essere presi in considerazione interventi anonimi.

Maria Sias


Partire o restare?
Scelta non facile dopo la laurea

Via dall'Italia, senza esitazioni

“... Ho lasciato l'Italia a fine 2001, dopo aver sprecato per quasi un anno la mia laurea in ingegneria elettronica con brevi e deludenti esperienze di lavoro, scoraggiato da proposte per nulla stimolanti. Mi sono trasferito ad Amsterdam, dove a quel tempo la disoccupazione era all'1%. Adesso anche qui in Olanda c'è crisi, come del resto in tutta Europa, ma si trovano ancora delle ottime occasioni. Se oggi fossi un neolaureato a Cagliari, partirei immediatamente...”

Dov'è finita la voglia di lottare?

“... Il problema più grave per noi ingegneri trentenni? Siamo una generazione troppo legata alla mammina, poco abituati a soffrire. Anch'io ho fatto uno stage in una grande azienda italiana: oltre a non aver preso una lira, ho conosciuto il nepotismo. Tutto ciò mi ha portato a non abbattermi, ma a lottare, cercare qualcosa di meglio. ...”

Un dubbio: formazione o sfruttamento?

“... Dopo la laurea in Ingegneria ambientale nel 1999, ho conseguito un Master sui Sistemi di Gestione Ambientale (Emas e ISO 14000) presso l'Università di Padova e ho vissuto in Veneto per tutto il 2003. In mancanza di prospettive di qualunque tipo in Sardegna, ho intenzione di accettare una proposta di lavoro presso una società di consulenza che si occupa di assistenza tecnica alle aziende ed alle pubbliche amministrazioni per il settore ambientale. È la stessa azienda presso la quale ho svolto uno stage e per la quale ho lavorato con un contratto co.co.co. da settembre a dicembre dello scorso anno. La retribuzione era appena sufficiente per pagarmi il vitto e l'alloggio a Padova. Ora vivo un periodo molto tormentato. Infatti il contratto “a progetto” (secondo il decreto Biagi) che mi è stato proposto prevede un compenso di 1.000 euro netti mensili, in cambio di un impegno che secondo l'azienda dovrebbe essere a tempo pieno. In queste vicende mi sento spesso tirata per i capelli e ricattata. Vorrei potermi confrontare con gli amici dell'Ordine per sapere se - in nome della formazione - ogni proposta sia accettabile o se esista un limite imposto dalla dignità professionale. ...”

Welcome, soprattutto finché paghi

Corso di studi veloce, laurea brillante (civile edile nel 1996), master, corsi, specializzazioni su specializzazioni: molte promesse, troppe speranze per poche concretezze. L'esperienza all'estero - forse troppo mitizzata - si è rivelata vincente solo dopo un'attesa estremamente lunga (e costosa) ed a prezzo di molti sacrifici. Negli USA, così come nel Regno Unito, sei infatti il benvenuto finché paghi (salatamente) studio e formazione, mentre diventa estremamente difficile l'inserimento nel mondo del lavoro: scattano infatti a questo punto i meccanismi di protezione della professionalità locali. L'affermazione e l'inserimento per un ingegnere straniero sono legati a molti fattori fra i quali le conoscenze opportune, la fortuna, la capacità di sapersi imporre e forse solo per ultima la bravura professionale. Il mio messaggio finale è di sostanziale ottimismo perché oggi - nostalgia a parte - sono tutto sommato soddisfatto delle scelte fatte. Ho famiglia e vivo in Inghilterra. Se tuttavia guardo indietro, credo di dover invitare i colleghi alla cautela nella scelta degli studi di perfezionamento e ad una grande attenzione nelle scelte di percorsi o itinerari all'estero, che possono tradursi in un inserimento professionale tardivo.

Senza futuro, salvato dagli straordinari

“... Lavoro in Sardegna presso un'azienda come dipendente. La busta paga è misera (900 euro al mese), mi salvano gli straordinari. Il problema comunque non è solo la retribuzione: sono stato assunto per un lavoro che non è attinente alla mia laurea in Ingegneria civile, conseguita nel 1997. La mia professionalità non è sfruttata e sento di non aver possibilità di crescita. ...”

L'AUTRICE.
L'ingegnere Maria Sias
è docente universitaria a Cagliari
e consigliere dell'Ordine.
masias@unica.it

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