Quale lavoro dopo la laurea? |
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Mentre il CNI, con una ricerca sociologica, si interroga sulla figura dell'ingegnere del futuro, in sede locale ci si impegna con analoghi interrogativi nella stesura di un programma di riferimento per gli esami di Stato. Con differenti obiettivi e percorsi, le due strade convergono su una nuova figura professionale di ingegnere che si caratterizza per taglio e spessore della cultura di base. Dallo studio De Masi, commissionato dal Consiglio Nazionale e presentato all'ultimo congresso (ne abbiamo parlato sul numero 100 di Informazione), emerge una interessante configurazione che si allontana dall'icona classica di tecnico puro, ovvero del professionista che risolve scientificamente un problema fine a se stesso, per avvicinarsi ad una figura professionale dai contorni più marcatamente umanistici, capace di fornire la soluzione ai problemi con una scelta consapevole, che tenga conto anche delle spinte sociali ambientali ed economiche. Allo stesso tempo, nel corso delle riunioni interdisciplinari rivolte alla individuazione si un possibile programma per gli esami di Stato, è più volte emersa nella definizione dei percorsi formativi la necessità di ribadire lo spessore della cultura di base, da attribuire - pur con valenze diverse - ai vari settori disciplinari, al fine di configurare livelli di preparazione adeguati alle esigenze del panorama economico e sociale attuale. In altre parole, si avverte la necessità di approfondite conoscenze unite a una matura consapevolezza sui temi portanti dell'etica e dell'ambiente. Elementi essenziali per una corretta interpretazione dei valori e degli obiettivi condivisi, che sempre e comunque devono essere presenti sullo sfondo delle prestazioni professionali, per una operatività corretta e per una indispensabile assunzione di responsabilità. In generale, mentre il mercato globale crea una nuova mobilità professionale e la normativa nazionale si muove per delineare una nuova professionalità per gli ingegneri, in sede locale il mondo del lavoro afflitto da una ormai cronica crisi occupazionale determina una preoccupante situazione di stallo, segnata da un'esasperazione del regime di concorrenza e da uno svilimento dei valori etici e morali. Questo orizzonte professionale in continua mutazione sollecita una riflessione attenta sui risvolti della professione di ingegnere nelle sue connotazioni tradizionali ed in quelle innovative. Così ci è apparso interessante aprire la nostra rivista ad una ricognizione sul panorama degli ingegneri isolani di laurea recente, con uno spazio dedicato alle esperienze dei colleghi, con particolare attenzione a chi lavora fuori sede ed a tutti coloro che, con l'apporto della propria esperienza, vorranno contribuire ad un dibattito costruttivo sia sui percorsi formativi che sulle possibili frontiere di lavoro. Le prime testimonianze raccolte confermano tendenze già note sulla fuga dei cervelli, su una nuova emigrazione con laurea in tasca, su una deprimente situazione del mercato del lavoro che costringe molti giovani colleghi ad accettare qualsiasi impiego, talvolta senza il minimo legame con le competenze acquisite in tanti anni di studio, e in cambio di compensi mortificanti. Non che partire significhi risolvere d'incanto ogni problema: anche nella penisola il mercato offre spesso condizioni al limite dello sfruttamento e con limitate opportunità di crescita. Ma in genere le storie positive arrivano da chi ha deciso di non aspettare più, da chi aveva una buona preparazione da spendere e ha deciso di mettersi alla prova lontano da casa. Maria Sias |
EDITORIALE |