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La professione ha bisogno di nuove regole
in attesa della riforma degli Ordini

Sandro BIDDAU. Il CNI sta lavorando su una revisione delle norme etiche per adeguarle al nuovo ordinamento degli Ordini. C'è l'ipotesi di un unico Ordine che assorbirà anche geometri e periti edili. Secondo la linea del Governo, l'Ordine degli Ingegneri dovrebbe assorbire le professioni affini. Andiamo verso i 154 mila iscritti agli albi, con 1.200 iscritti triennali finora (e tendenzialmente un migliaio in più ogni anno). Con geometri e periti arriverebbero altri 150mila iscritti, senza contare i dipendenti degli enti pubblici che oggi non sono iscritti all'albo. Davanti a numeri di questo genere, è sempre più pressante l'esigenza di garantire la collettività sulla qualità delle prestazioni professionali. Sarà necessario inoltre adeguarsi al cambiamento dei percorsi formativi, con le lauree da 5 anni e le lauree da 3 per tre aree. Da una Università all'altra, i curricula sono estremamente diversificati. Fra altro, anche i presidi si sono accorti dei problemi che nascono dall'attuale organizzazione basata sul sistema del 3+2 e si sta ragionando su una soluzione diversa: quattro anni di formazione generale, sicuramente più completa, seguiti da un anno di specializzazione.

Beppe CASCIU. Un codice etico diventa indispensabile per verificare il rispetto delle competenze. Nel nuovo Ordine allargato sarà opportuno che anche la gestione disciplinare avvenga per categorie, e gli ingegneri siano giudicati da ingegneri.

BIDDAU. La discussione riguarda la composizione ma ovviamente anche il funzionamento degli Ordini provinciali. È tutto da rivedere. Il presidente dovrà comunque essere sempre un ingegnere quinquennale.

CASCIU. Personalmente credo che la soluzione migliore sarebbe tenere separati gli Ordini e i Collegi.

Josto MUSIO. Ma la linea del Governo a quanto pare procede nella direzione opposta.

Sergio MELONI. Senza bisogno di attendere la riforma, il problema delle competenze è già attuale. Qualcuno mi sa dire con precisione che cosa possano fare oggi gli ingegneri triennali iscritti all'albo?

Sandra TOBIA. Possono collaborare alla progettazione.

CASCIU. È necessaria una definizione più precisa, da inserire già nella norma di iscrizione all'albo. Se ha ancora un senso il valore della professione, abbiamo tutti bisogno di maggiore chiarezza.

Maria SIAS. Non possiamo essere noi ingegneri ad individuare l'interpretazione corretta della norma.

BIDDAU. Anche per il CNI è difficile tracciare una linea di demarcazione definita sulle competenze degli ingegneri triennali. Siamo in attesa delle prime sentenze della magistratura sulla formula "progettazioni semplici basate su procedure standardizzate".

Domenico MEZZINI. Comunque sia, la laurea triennale per molti giovani si è rivelata una delusione. Gradualmente, con tirocini e aggiornamento, chi potrà farlo tenderà a confluire fra gli ingegneri quinquennali.

CASCIU. Intanto però, in questa fase di incertezza crescente, assistiamo a una lotta al coltello per l'acquisizione degli incarichi.

MELONI. Ci sono tanti giovani ingegneri che vanno a lavorare nei call center a 650 euro al mese. Non dobbiamo stupirci se chi fa la professione, soprattutto nel campo delle costruzioni civili, è disposto a lavorare per compensi sempre più bassi. Ma si può arrestare questa tendenza?

MUSIO. Temo che sia impossibile.

BIDDAU. L'ipotesi di minimi e massimi tariffari è stata recuperata nella discussione con il Governo. Non dimentichiamo che si era partiti da una ipotesi di deregulation totale.

MELONI. Conosco casi di professionisti che accettano incarichi di direzione lavori per la ristrutturazione di palazzi di 7 piani a 450 euro. E a quelle cifre rastrellano 40 incarichi.

MEZZINI. Ma sono soldi mal guadagnati.

BIDDAU. In questi casi gli Ordini dovrebbero intervenire. Ma la scelta di affidare l'azione disciplinare a ingegneri eletti dai colleghi è debole. I giudici della professione dovrebbero essere fuori dai giochi. Il Ministero della Giustizia pensa a commissioni di disciplina presiedute da magistrati.

MEZZINI. Io vedrei meglio un elenco di probiviri dal quale sorteggiare i componenti delle commissioni incaricate di vigilare sul rispetto dell'etica e della correttezza professionale.

TOBIA. Credo che l'intero sistema delle regole sui rapporti fra colleghi e sui rapporti con la committenza avrebbe bisogno d'essere aggiornato urgentemente.

SIAS. Fino a 15/20 anni fa, il ritmo di produzione di ingegneri era meno intenso e i tempi di assorbimento nella professione erano più graduali. Oggi è tutto diverso, la formazione di base è più bassa, a causa della mancata programmazione nell'Università. Continuiamo a produrre ingegneri edili che il mercato non richiede. In generale, il numero degli iscritti a Ingegneria dovrebbe essere programmato più attentamente nelle diverse specializzazioni, pensando alle occasioni di lavoro presenti e future.

MUSIO. Sono aumentati gli iscritti e sono diminuite le opportunità di lavoro. Ricordo che nel 1943 noi matricole di ingegneria eravamo 42. Di questi, in due eravamo arrivati alla laurea nel 1948.

MEZZINI. A Bologna nello stesso periodo eravamo 140 in ingegneria civile e 7 in ingegneria mineraria, in un corso finanziato dall'AGIP.

SIAS. Nel mio corso ci siamo laureati in 35 su 350. Oggi le maglie del filtro sono state allargate, non perché siano migliorate le strutture o gli studenti. Le Università tendono a produrre grandi numeri e spesso lo riscontriamo agli esami di Stato. Lo scadimento si rileva soprattutto nell'edilizia civile.

MEZZINI. Sono d'accordo, non è solo un problema di numeri, ma anche di qualità dei laureati. Chi fa libera professione e cerca dei collaboratori oggi si accorge subito della mediocre preparazione di molti giovani ingegneri.

TOBIA. Teniamo presente che l'Università lavora con il materiale umano che riceve dalla scuola superiore. Possiamo aspettarci miracoli? Eppure con tutte le difficoltà nel trovare lavoro che i neolaureati lamentano, le esperienze di ricerca collaboratori sono spesso tragiche: vogliono il parcheggio pagato, niente sabato e domenica, dal venerdì pomeriggio spariscono tutti. Questa non è libera professione.

SIAS. In molti giovani neolaureati manca la capacità di mettersi in discussione, mancano i salutari dubbi davanti a una sfida nuova. Si nascondono dietro l'alibi dell'Università che non insegna niente. Non ricordo questo tipo di presunzione in passato.

MEZZINI. Il cattivo esempio lo dà la società nel suo complesso. Perché l'ingegnere dovrebbe essere diverso?

MELONI. Attenzione, se il neolaureato è modesto, ingenuo e superpreparato, nessuno lo cerca.

SIAS. Senza programmazione, è inevitabile ritrovarsi con un mercato inflazionato e una concorrenza senza quartiere fra colleghi. Ma quel che è peggio, oggi neppure il mercato seleziona più. La committenza privata non cerca il professionista più bravo: va da quello che costa meno, da quello che vanta agganci veri o presunti nella commissione urbanistica, o che conosce un funzionario che può accelerare la pratica del mutuo.

TOBIA. È vero. Non si seleziona in base alla qualità, lo conferma la vertiginosa crescita del contenzioso.

CASCIU. Neppure i committenti pubblici scelgono in base alla qualità professionali.

SIAS. C'è una bassa cultura diffusa, il committente spesso non è attrezzato per distinguere un professionista serio da un parolaio.

BIDDAU. Torniamo alle cifre. Su 154 mila iscritti all'albo, i liberi professionisti sono 26/28 mila. Al CNI vogliamo che tutti gli ingegneri siano iscritti, perché anche i dipendenti pubblici devono essere tenuti al rispetto delle regole professionali. Fra altro, il numero contribuisce a dar peso e voce alla categoria.

CASCIU. Sono d'accordo sulla presenza nell'Albo dei dipendenti pubblici. Il Comune di Cagliari ha 125 ingegneri, le progettazioni ormai sia fanno all'interno.

SIAS. Negli incarichi pubblici capita talvolta che l'ufficio dichiari d'essere in grado di eseguire la progettazione. Poi però coinvolge un libero professionista con incarico di consulente. E indovinate chi finisce per fare il lavoro, nonostante la parcella da consulente?

MUSIO. Con gli eterni problemi di bilancio, è inevitabile che Comuni e ASL cerchino di farsi i progetti in casa.

MEZZINI. Il problema è che oggi anche le amministrazioni pubbliche sono più sensibili al risparmio: ti dicono "c'è chi mi fa lo stesso lavoro per meno".

BIDDAU. Le interpretazioni delle parcelle sono soggette a molti fattori. Il funzionario spesso opera sotto l'incubo dei rilievi della Corte dei conti e sceglie la proposta che fa risparmiare l'ente, anche se è corretta solo in apparenza. Ma gli abusi e i casi di concorrenza sleale raramente vengono segnalati, e non sempre di fronte a una segnalazione gli Ordini intervengono efficacemente.

CASCIU. In che modo possiamo offrire ai giovani una professione che dia delle prospettive?

MELONI. Magari aiutandoli a costruirsi un curriculum. Anche se fa un progetto come collaboratore, raramente il giovane ingegnere riceve credito per il proprio lavoro. Queste sarebbero importanti prove di esperienza da citare come referenze.

MEZZINI. Specie se il lavoro è stato fatto in uno studio qualificato.

BIDDAU. Credo che sia importante ricordare agli iscritti l'esistenza delle regole, con incontri promossi dall'Ordine. Si potrebbe anche chiedere alle Università l'inserimento di un corso sull'etica nei piani di studio.

MELONI. Oppure far partecipare i neolaureati a un seminario pre-iscrizione.

Giuseppe CONCU. In altre categorie il tirocinio ha anche questa funzione.

BIDDAU. Con la riforma il tirocinio sarà attivato anche per gli ingegneri e scatterà la verifica periodica della professionalità, con l'aggiornamento.

SIAS. Non solo i giovani laureati vivono una fase di difficoltà. In alcune amministrazioni, dopo l'ingresso delle nuove leve i professionisti anziani non fanno più nulla. Chi sta peggio è senz'altro comunque il libero professionista, schiacciato fra costi, ricatti politici e stress. Alcuni grossi studi mantengono un monopolio di fatto in certe aree.

TOBIA. Ma prima della legge Merloni come si lavorava? Sempre incarichi fiduciari. Una stortura.

MUSIO. La Merloni ha distrutto la libera professione.

CASCIU. Mi spaventa l'apertura alla pubblicità: l'autopromozione è diventata troppo importante.

MEZZINI. Io vedo che nell'attività professionale conta sempre più il compromesso. Chi è pronto al compromesso trova spazio più facilmente. Ma qui parliamo di moralità personale prima ancora che di etica professionale.

DIBATTITO.

In occasione dei 25 anni e del numero 100 di "Informazione", la redazione della rivista e il Consiglio dell'Ordine hanno ritenuto utile proporre un momento di riflessione su alcuni temi di estrema attualità per gli ingegneri: dalle incertezze del quadro normativo all'etica, dai problemi di accesso per i giovani ai difficili rapporti tra ingegneri dipendenti e liberi professionisti, dall'Università al futuro della professione.
Il dibattito si è svolto poche settimane prima del Congresso nazionale e ha coinvolto un gruppo di iscritti con esperienze diverse. Hanno partecipato: il presidente dell'Ordine Sandra Tobia; l'ex presidente, e ora consigliere CNI, Sandro Biddau; Josto Musio, libero professionista e iscritto all'Albo d'oro; Beppe Casciu, libero professionista; Domenico Mezzini, libero professionista e iscritto all'Albo d'oro; Maria Sias, consigliere dell'Ordine e docente universitaria; Sergio Meloni, coordinatore della Commissione Giovani. Il moderatore è stato Giuseppe Concu, direttore di "Informazione".

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