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"Informazione" compie 25 anni
Un'occasione per riflettere sulla professione che vorremmo

La rivista "Informazione" raggiunge il traguardo del centesimo numero e compie 25 anni. Un quarto di secolo di notizie, di crescita culturale, di incremento degli iscritti, di evoluzione degli scenari nazionali e locali. Venticinque anni di dibattiti e di problematiche complesse che investono l'esercizio della nostra professione.

La ricorrenza è stata colta dal Consiglio dell'Ordine come occasione di riflessione sulle luci e sulle ombre della professione di ingegnere in un panorama di continua mutazione, sempre alla ricerca di un precario equilibrio fra nuovi stimoli del mercato globale e gravi situazioni di sofferenza ormai non più trascurabili.

Da un lato, come Ordine, ricerchiamo nuovi livelli di qualità per la nostra professione con il collegamento attivo ai fronti più avanzati della ricerca tecnica e scientifica, manteniamo i contatti con gli organismi nazionali e indaghiamo sulle nuove frontiere di una professione che trae la sua linfa proprio dalla capacità di un multiforme ingegno. D'altro canto non possiamo ignorare le pressanti problematiche che affliggono la nostra categoria, con particolare attenzione al panorama locale cui da tempo competono numeri e statistiche non rassicuranti.

In questa ottica è nata l'idea di un dibattito fra professionisti di diversa età ed esperienza, con la finalità di un confronto aperto sui temi portanti dello scenario professionale, nel tentativo di mettere a fuoco le tematiche e riflettere sulle possibili manovre correttive, con attenzione alle fasi di preparazione, di formazione e di svolgimento della professione.

Nonostante il ristretto numero di partecipanti, dettato da situazioni logistiche, il momento di incontro ha riportato alla luce quasi tutti i nodi problematici delle più diffuse situazioni di disagio, che credo di poter riassumere come segue: la scarsa chiarezza degli strumenti normativi; la insoddisfacente definizione dei settori di competenza; il numero elevato degli iscritti non proporzionato al bacino di utenza territoriale; la mancanza di collegamento con i processi di programmazione e di formazione; la crisi occupazionale di alcuni settori di specializzazione; il difficile inserimento dei giovani professionisti nel mondo del lavoro; il forte regime di concorrenza. Tutti temi sviluppati in modo ancora più approfondito nel 48º Congresso nazionale e nel rapporto "Il futuro degli ingegneri fra il 2003 e il 2008", voluto dal CNI.

In questo panorama disorganico ed intricato, che non lascia peraltro intravedere ottimistiche soluzioni nel breve periodo, risulta francamente difficile fare previsioni o trarre conclusioni, mentre certamente è d'obbligo un richiamo a tutti noi per un maggiore impegno ed un diverso senso di responsabilità.

Mi riferisco in particolare all'impegno etico e deontologico che è parte integrante della professione di ingegnere, ovvero quei fondamentali principi dell'etica che impegnano un professionista ad alte valenze qualitative delle prestazioni, ad elevati livelli di competenza e di correttezza, a comportamenti sempre e comunque onesti e dignitosi.

Mentre si rafforza il nostro impegno per un servizio sempre più efficiente agli iscritti, non me ne vogliano i colleghi se, nel rilevare uno scadimento progressivo del senso di orgoglio e di appartenenza ad una delle professioni più prestigiose e determinanti nel progredire della civiltà, ricordo a tutti l'importanza di ricreare le condizioni per un futuro fertile di soddisfazioni nel quale possa trovare spazio chi crede nel proprio lavoro e chi ama svolgere un lavoro in cui crede.

Maria Sias

EDITORIALE

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