L’orchestra dei progettisti di Gabriele Del Mese

Data di pubblicazione: 
Mercoledì, Maggio 3, 2017

Numerai. Semplici gestori di macchine e numeri. Che cosa rischia di diventare la professione di ingegnere in Italia? Perché mai un giovane dovrebbe voler fare questo mestiere? Gabriele Del Mese provoca, mette in guardia dai pericoli della quotidianità e di un modo di lavorare che si affida troppo ai computer e poco all’intelletto. Poi apre una finestra sulla sua idea dell’ingegneria: un’orchestra di musicisti, o, ancora meglio, un trio jazz in cui ciascun componente è in grado di suggerire un tema che gli altri possono arricchire grazie al loro talento nell’interesse del progetto. 

È questa l’immagine della progettazione integrata multidisciplinare che l’ingegnere salernitano classe 1939, primo italiano a lavorare nel prestigioso studio londinese Ove Arup e fondatore di Arup in Italia, ha presentato alla platea dell’aula magna della facoltà di Architettura di Cagliari nel corso del seminario “Progetto e Rigenerazione Urbana” organizzato dalla Scuola di Formazione OIC.

L’introduzione del pomeriggio di studio è stata affidata a Gianni Massa, vice presidente vicario CNI che ha sottolineato il valore dell’idea della progettazione integrata in quanto «non è più il tempo del “progettista solitario” ma è necessario un lavoro di team», e a Massimo Faiferri, docente della facoltà di Architettura di Alghero che ha invece puntato l’attenzione sulla necessità di un approccio mentale differente, multidisciplinare e che rifiuti le soluzioni codificate. Il dibattito è stato moderato da Valeria Fois, consigliere OIC referente del Centro Studi.

UNA VITA NELLA PROGETTAZIONE INTEGRATA

Del Mese ha aperto il suo intervento raccontando ai tanti ingegneri presenti la sua storia personale di giovane italiano catapultato, subito dopo la laurea, nella realtà di uno degli studi più grandi del mondo, Ove Arup a Londra, allora al lavoro sulla Opera House di Sidney. Una lunga vita lavorativa costellata di progetti importanti in tutto il mondo che lo ha portato a individuare nell’approccio integrato multidisciplinare la via da seguire: “Nel mio team usiamo un termine unico, siamo tutti designer. C’è un coordinatore e ognuno ha la sua specializzazione ma il lavoro viene affrontato in team – ha spiegato –. È importante avere il contributo di tutti sin dall’inizio, da quando ci si trova davanti al foglio bianco, e serve la visione del progettista esperto, ma anche quella del giovane alle prime armi, l’unico a poter proporre una soluzione diversa e lontana dalla strada che gli altri sono soliti percorrere”.

Approfondendo la filosofia alla base del suo approccio, l’ingegnere salernitano ha parlato del pericolo della mancanza della spinta ad innovare, a uscire dal seminato e a staccarsi dalle certezze: «in tempo di pace rischiamo di diventare tutti vandali con l’autorizzazione. La nostra professione non deve essere vista come una scienza: tutte le opere innovative di Arup, secondo la normativa italiana odierna sarebbero da bocciare. Meno male che non esisteva il Tar – scherza Del Mese –. Tra regolamenti e normative, gli ingegneri italiani si sono trasformati in numerai, numerai governati dalle macchine. Siamo soltanto gestori di numeri?». Oggi, grazie alla potenza dei computer si è in grado di fare quasi tutto. La vera domanda che il progettista deve porsi secondo Del Mese è “Ha senso farlo?”. «Serve uno sforzo ulteriore – prosegue l’ingegnere –, è necessario andare avanti nella ricerca e usare l’intelletto: ai giovani bisogna dire di usare il cervello più del computer, i numeri devono servire per giustificare il bello». 

Nella seconda parte dell’incontro, Del Mese ha poi illustrato i risultati concreti del lavoro multidisciplinare analizzando alcuni dei lavori portati avanti da lui in prima persona, dagli edifici costruiti nella City di Londra alla sede del Sole 24 Ore a Milano. In chiusura, l’ingegnere ha dedicato un passaggio al patrimonio storico artistico del nostro Paese: «Viviamo in un territorio che possiede gran parte dei monumenti del mondo e diciamo di esserne i custodi orgogliosi. Quasi tutti questi monumenti sono fatti di pietra, allora mi chiedo come sia possibile che in Italia non esiste una sola scuola di specializzazione di ingegneria per lo studio di questo materiale». Purtroppo, sottolinea Del Mese, se si prosegue su questa strada, tra una soprintendenza incline a dire soltanto “no” e la mancanza di specialisti, tutto questo grandissimo patrimonio rischia di crollarci addosso.

I PERICOLI DELLA BUROCRAZIA ITALIANA

Al termine del Seminario, stimolato degli ingegneri presenti, Del Mese ha detto la sua sulle difficolta del progettare per la pubblica amministrazione in Italia tra burocrazia, normative e prezziari fuori dal tempo e gare al ribasso: «Qualcosa di contorto, che se non viene eliminato ci porterà ad un’ingessatura totale… ed è un peccato».

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