62° Congresso Nazionale Ordini Ingegneri d'Italia

Data di pubblicazione: 
Mercoledì, Giugno 28, 2017

 

Si è concluso a Perugia il 62mo congresso degli Ingegneri Italiani. Una delegazione dell’Ordine cagliaritano composta dal Presidente Gaetano Nastasi, dai vicepresidenti Gianluca Cocco e Denise Puddu, dai consiglieri e da rappresentanti del Centro studi e della Scuola di Formazione ha preso parte ai lavori. 

La delegazione cagliaritana ha partecipato attivamente al Congresso portando un contributo concreto. La vicepresidente Denise Puddu è intervenuta sul tema dell’equo compenso e ha trattato l’argomento delle linee guida per la valutazione delle offerte. La consigliera e delegata nel direttivo della Scuola di Formazione OIC Giuseppina Vacca, invece, ha puntato l’attenzione sulla questione delle lauree professionalizzanti. Walter Quarto, consigliere del Centro Studi dell'OIC, è intervenuto sul tema fondamentale dell'efficienza e della organizzazione della Pubblica Amministrazione.

L’apertura dei lavori

Nella mattina di mercoledì 28 c’è stata l’apertura del Congresso con la relazione del presidente CNI Armando Zambrano: “Noi ingegneri dobbiamo essere più umili, stare più con i piedi per terra. La politica ci darà risposte solo se saremo più forti, se diventeremo più numerosi, se sapremo metterci assieme, come è stato già fatto con la Rete Professioni Tecniche”. “Questo – ha aggiunto - è necessario ma ancora non basta. Come Rete abbiamo fatto un grande lavoro sul rischio sismico, ottenuto dei risultati col Jobs Act autonomi. Tuttavia, lavorando ci siamo resi conto che oggi nemmeno l’attività di lobbing svolta all’interno delle istituzioni è più sufficiente. Dobbiamo trovare il coraggio di aumentare la nostra massa critica, ragionando anche assieme alle altre professioni ordinistiche. Abbiamo l’assoluta necessità di essere ascoltati”.

Zambrano, poi, ha lamentato la scarsa attenzione del Ministero della Giustizia nei confronti delle questioni ancora aperte del mondo della professione ingegneristica. “L’attuale Ministro della Giustizia non ha fatto nulla per la nostra categoria. Eppure sul piatto ci sono questioni di vitale importanza per noi quali, ad esempio: l’assicurazione professionale; le società tra professionisti e il loro complesso inquadramento fiscale; le società di ingegneria e il loro tentativo di operare nel mercato privato senza rispondere agli obblighi cui sono sottoposti i professionisti; il tirocinio e la riforma esame di stato; la riforma dell’organizzazione territoriale e quella del sistema elettorale”. 

“Corriamo il rischio – ha concluso Zambrano - può voler dire molte cose. Una tra queste è quella di sforzarci di trovare soluzioni che ci rendano ancora più forti. Per fare questo dobbiamo prenderci il rischio di fare delle scelte”. 

La mattinata inaugurale

La prima giornata è stata aperta dal saluto iniziale del Presidente dell’Ordine Ingegneri di Perugia Roberto Baliani che ha detto: “Occorre un cambio di paradigma che rafforzi la fiducia in coloro che, per competenze tecniche e conoscenza dei processi, rivestono un ruolo di guida e di indirizzo nelle scelte politiche. È questo il messaggio che vorrei partisse con forza e chiarezza da questo congresso, un messaggio lanciato da una categoria unita. Siamo in Umbria e parlando di rischio, non possiamo prescindere da quello sismico e dai suoi effetti, in cui il contributo degli ingegneri e degli altri tecnici della Rete Professioni Tecniche, è come sempre fondamentale e insostituibile, sia nella gestione dell’emergenza che nell'importante fase della ricostruzione”.

Sono intervenuti, per i saluti istituzionali, Stefania Proietti (Sindaco di Assisi), Catiuscia Marini (Presidente Regione Umbria), Franco Moriconi (Rettore Università Perugia), Giorgio Mencaroni (Presidente Camera Commercio Perugia), Alfiero Moretti (Protezione Civile Regione Umbria), Giuseppe Santoro (Presidente Inarcassa), Piero Torretta (Presidente UNI), Andrea Sisti (Presidente Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali) e Francesco Peduto (Consiglio Nazionale Geologi). A completare il programma della mattinata la lectio magistralis del Prof. Salvatore Natoli (Università Bicocca Milano) che si è occupato del buon uso del mondo nell’età del rischio.

Primo giorno: I lavori pomeridiani

I lavori del pomeriggio del 62° Congresso degli ingegneri italiani si sono svolti sotto la conduzione di Andrea Pancani (La7) che ha dato il via al primo modulo della discussione. Claudio Gentili (Vice Direttore per il Capitale Umano di Confindustria), Vanda Lanzafame (Ministero dell’Istruzione) e Sauro Longhi (Rettore Università Politecnica Marche) hanno approfondito le criticità e le opportunità della formazione professionale, sollecitati anche dalle domande provenienti dalla platea. A seguire è stato affrontato il tema della certificazione delle competenze e delle lauree professionalizzanti. Ne hanno parlato i Presidenti Armando Zambrano (CNI), Giampiero Giovannetti (Consiglio Nazionale Periti Industriali e Periti Industriali Laureati) e Maurizio Savoncelli (Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati).

“Il 35% dei ragazzi che saranno ingegneri tra dieci anni faranno un lavoro che oggi non esiste”. Partendo da questa constatazione Gianni Massa, Vice Presidente CNI, ha introdotto lo spazio dedicato a Scintille, il format in progress divenuto ormai un classico dedicato all’ingegneria e all’innovazione. Lo strumento che consente al network dell’ingegneria di diventare il luogo in cui le idee si sovrappongono, valorizzando il sapere multidisciplinare. Di volta in volta, Massa ha introdotto gli interventi di Marco Cassini (Regista), Lorenzo Andrea Parrotta e Luca Cesaretti (Ales Tech), Leo Italiano (Sydev), Chiara Montanari (Capo spedizione Antartide e Innovation Broker Politecnico Milano) e dell’applauditissima Amalia Ercoli Finzi (Politecnico Milano). Nell’occasione si è svolta anche la premiazione del contest Scintille.

La seconda giornata

Si è parlato, tra l’altro, delle politiche per la prevenzione. Raphael Luis Bras: “Impensabile mettere completamente in sicurezza l’Italia. La politica individui le priorità”.

Andrea Pancani (La7) ha avviato la discussione del secondo modulo, dedicato alle politiche di prevenzione del rischio. Angelo Mariani (Consigliere CNI) ha illustrato, sulla base di un’analisi tecnica, l’importanza delle politiche di prevenzione del rischio finalizzate alla salvaguardia della sicurezza dei cittadini. “Il dovere dell’ingegnere è quello di salvare vite umane. Le normative devono essere riviste su questa base”. Mariani, poi, ha sottolineato come sia difficile attuare la prevenzione perché politicamente non paga. Giovanni Azzone (Coordinatore Casa Italia) ha chiarito lo stato dell’arte sul piano Casa Italia, mentre Mauro Dolce (Protezione Civile) ha sottolineato la necessità di conoscere il territorio per valutare correttamente il rischio. In particolare, la microzonazione sismica, già finanziata e le cui linee guida sono state varate. Dolce, comunque, ha sottolineato come i tempi per ridurre il rischio sismico siano lunghi.

Interessante l’intervento di Raphael Luis Bras (Georgia Institute of Technology) per il quale l’accettazione e la percezione del rischio cambia continuamente e le decisioni che si prendono ne sono condizionate. Sollecitato dalle domande della platea sul tema del rischio nel nostro Paese ha così risposto: “Ritengo sia impensabile mettere in completa sicurezza un paese come l’Italia. Le risorse economiche necessarie sarebbero infinite. Posso dire che sarebbe utile che la classe politica stabilisca delle priorità di intervento e poi agisca di conseguenza. Ma questa è una decisione che spetta ai politici, non certo a noi tecnici”.

In una società come quella contemporanea incentrata sempre di più sul rischio e l’incertezza, per i professionisti italiani aumentano le responsabilità ma si aprono anche gli spazi per un nuovo protagonismo. Di questo si è parlato nella seconda parte della mattinata attraverso gli interventi di Paolo Bazzurro (Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia), Edoardo Cosenza (Università Federico II Napoli), Fabio Dattilo (Direttore Corpo VVF Veneto e Friuli Venezia Giulia), col contributo originale di Mauro Gamberti, ingegnere e Padre Cuistode del Sacro Convento di Assisi. E’ intervenuto anche Gaetano Fede (Consigliere CNI) che a proposito dell’attività degli ingegneri atta a ridurre i rischi ha detto: “L’approccio prestazionale rappresenta il futuro della nostra professione. Ma proprio perché saremo chiamati ad un passaggio epocale sarà necessario un tempo ragionevole. Anche perché bisognerà dare modo alle pubbliche amministrazioni interessate di prepararsi a questo nuovo paradigma”.

Seconda giornata dei lavori: il pomeriggio

Nel pomeriggio si è discusso della nuova visione dell’organizzazione del lavoro professionale. Andrea Pancani ha dato la parola a Walter Anedda (Presidente Cassa Previdenza Dottori Commercialisti), Walter Nicolino (Direttore WN Architects) e Ilaria Segala (Ingegnere libera professionista). E’ intervenuto anche il Consigliere CNI Michele Lapenna che, tra l’altro, ha richiamato l’andamento recente del mercato dei servizi di ingegneria e architettura, anche in relazione al nuovo Codice Appalti. I lavori sono stati completati da una riflessione sugli Ordini professionali 2.0, animata da Marina Calderone (Presidente Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro), Giuseppe Cappochin (Presidente Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Pianificatori) e Carlo Zanchetta (Bim manager), oltre al Presidente CNI Armando Zambrano.

La chiusura dei lavori

Si è concluso il 30, con l’approvazione all’unanimità della mozione finale, il 62° Congresso degli ingegneri italiani. La mozione ha fissato una serie di punti programmatici che caratterizzeranno l’azione del CNI e degli Ordini territoriali nell’immediato futuro.

Oltre alla formazione che sarà finalizzata al rafforzamento dell’identità della figura dell’ingegnere, un passaggio importante della mozione è rappresentato dalle politiche di prevenzione dal rischio. Sarà proseguita l’intensa azione presso le forze di Governo, in sinergia con la Rete delle Professioni Tecniche, affinché un piano a medio-lungo termine di prevenzione e di mitigazione del rischio sismico venga realmente posto in essere, attuando anche quella politica diagnostica e di conoscenza legata al Fascicolo del fabbricato. 

Punto importante è anche quello relativo all’efficienza degli organismi professionali. Occorrerà promuovere, presso le forze di Governo, l’adozione di misure di incentivazione economica ed una fiscalità semplificata per le forme di aggregazione tra professionisti, anche sull’esempio delle agevolazioni previste per le start-up innovative. Inoltre andranno definiti, così come già programmato tramite UNI, gli standard prestazionali degli ingegneri, anche facendo tesoro delle esperienze e delle metodiche internazionali.

Tra gli altri temi presenti nella mozione, anche i cosiddetti Ordini professionali 2.0. In questo ambito gli ingegneri si impegnano a promuovere la certificazione delle competenze professionali su base volontaria attraverso l’Agenzia Cert’Ing che dovrà completare il percorso di accreditamento presso Accredia. Inoltre si lavorerà allo sviluppo di una Carta dei servizi che garantisca a tutti gli iscritti uno standard di prestazioni che il sistema ordinistico deve garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale.

A chiusura dei lavori è stato annunciato che il 63° Congresso si terrà tra due anni, nel 2019, e sarà organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di Sassari.

L'intervista al Presidente dell'OIC Gaetano Nastasi, realizzata da Ingenio:

 

 

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